La serata del 14 dicembre, nella sala “Informagiovani” di fronte al Teatro Astra, il consigliere del PD della Lombardia Giuseppe Civati ha presentato il suo ultimo libro “Regione Straniera – Viaggio nell’ordinario razzismo padano” edito da Editore Melampo.
E’ stata una preziosa occasione, introdotta e moderata da Enrico Peroni, coordinatore del circolo “Centro Storico”, per approfondire i temi dell’integrazione, dell’accoglienza e della legalità, che diventano ogni giorno più pressanti ed attuali, e per i quali risulta assolutamente  necessario sviluppare ragionamenti il più possibilmente obiettivi. Sono intervenuti anche Ousmane Condè, Presidente dell’Unione Immigrati” di Vicenza e Luigi Creazzo, attuale responsabile regionale del PD -Diritti e nuova cittadinanza.
In una vasta seppur breve panoramica sul nostro territorio ed attraverso il piacevole eloquio di “Pippo” Civati si sono toccati aspetti culturali e politici che trovano risposte amministrative non sempre all’altezza delle diverse situazioni.
Anzi, alcune di queste si connotano per chiari contenuti di chiusura nei confronti dello straniero:

attraverso l’uso di ordinanze, alcuni Sindaci introducono subdole norme discriminatorie, come ad esempio il divieto di poter mangiare in luogo pubblico il kebab, perché non appartenente alla nostra cultura culinaria, o la guerra ai phone center. L’analisi che si dipana nei diversi capitoli del libro è assai ricca, senza infingimenti o diluizioni nell’affrontare le nuove provocazioni e volgarità della politica.

Il libro è, inoltre, uno stimolo per il Partito Democratico e per le forze politiche e sociali che auspicano un’integrazione degli immigrati nel nostro Paese, per trattare con chiarezza il razzismo e per costruire veramente delle politiche che rafforzino i rapporti tra italiani e nuovi cittadini. Questo per almeno tre ragioni: l’apporto economico che gli immigrati danno, contribuendo al 12% del PIL prodotto in Italia e ricevendo in cambio il 2% di servizi e prestazioni di welfare; l’apporto demografico, ossia il fatto che l’Italia riesce a garantire le pensioni anche grazie ai tanti giovani immigrati, i quali hanno un’età media di 10 anni minore rispetto a quella di noi autoctoni; infine perché il razzismo e l’ostilità contro gli immigrati se non sono adeguatamente prevenuti rischiano di diventare il primo caso di una lunga scia di discriminazioni. Nella storia si parte sempre dai più indifesi, alla fine vengono colpiti tutti coloro che sono diversi rispetto ad uno standard. Evitiamo che riaccada.

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