La bufera che si é abbattuta sul centrodestra mi porta ad alcune considerazioni che vorrei condividere con i lettori del Corriere Veneto. Nonostante il mio cuore batta per il centrosinistra mi guarderò bene dall’ usare toni sopra le righe e limiterò le mie osservazioni ad una semplice analisi dei fatti. Il presidente della Camera, cofondatore del Pdl ( partito della libertà), lamenta una scarsa democrazia interna al partito, mentre il presidente del Consiglio, nonostante una forte maggioranza di voti alla Camera e al Senato, ritiene che i poteri dell’esecutivo siano troppo limitati. Quì non si tratta di avere maggior simpatia per Fini o Berlusconi; l’unica discriminante é se essere più o meno democratici. E la risposta é ovvia. Riformare le funzioni e il ruolo del governo, il Parlamento nel numero dei deputati e nei regolamenti, parti della Costituzione, il Csm, la Giustizia, sono cose possibili purché siano realizzate nell’ottica costituzionale dei pesi e contrappesi. A dire che ogni potere non sia assoluto bensì soggetto a controlli di altre istituzioni. Noi siamo in una democrazia parlamentare e il premier, ad esempio, proporrebbe che alla Camera votassero solo i capigruppo. Cosa costituzionalmente orripilante. Vorrebbe dire che i parlamentari, già indeboliti nella loro funzione da ordini di scuderia ( peso dei capigruppo), diventerebbero tout court inutili comparse. L’ottica del premier sugli argomenti giustizia, stampa, poteri dell’esecutivo e altro, é del tutto soggettiva e tenderebbe ad adattare ogni decisione alle sue necessità personali. A tutte queste cose Fini si oppone con forza e non si può dire non ab- bia ragione. Mi diceva un iscritto ad An, ora funzionario in un ministero, che molti del suo partito pativano da anni il dover appoggiare le richieste del premier sulle leggi ad personam e che, oramai, la misura era, già allora, colma. A parte l’esame dei fatti che porta ad un unico giudizio, mi sembra particolarmente significativo il comportamento del presidente Fini che, potendosene stare comodamente seduto sul suo alto scranno, senza problemi, decide di passare il Rubicone e dire quello che molti nel suo partito pensano, ma non hanno il coraggio di palesare. La diretta televisiva di ieri con i suoi toni accesi ha dimostrato, non solo che il contrasto personale é insanabile, ma che il premier vuole essere leader e padrone del partito. Questa seconda situazione, anche se molti glielo consentono, non dovrebbe mai esistere perché anti-democratica al massimo. E Berlusconi, la posizione di ” legibus solutus”, la vorrebbe far valere pure nei riguardi del paese tutto. A me pare , al di là dei risvolti personali, che una concezione così ra- dicalmente diversa dei rapporti tra i poteri dello Stato e della politica nella sua essenza e nel suo svilupparsi, difficilmente potrà trovare una composizione ragionata. Gli animal spirits del premier che non accetta posizioni intellettuali autonome all’interno del ‘suo’ Pdl, lo porteranno a voler eradicare ogni mala ( secondo lui) erba dal suo giardino.
Lo ha fatto con Casini con cui i rappporti non erano mai arrivati a questo punto, figuriamoci cosa non architetterà con Fini che gli si é opposto così platealmente. Una cosa é certa. Negli anni a venire quando i libri di storia potranno raccontare il ventennio Berlusconi, Fini avrà un posto di riguardo come colui che ha avuto il coraggio di porre al presidente del Consiglio questioni etiche, politiche e istituzionali che nessun altro nel Pdl aveva mai osato porgli.
Adriano Verlato



