Ho sempre creduto che presente e futuro siano ambiti fondamentali all’interno dei quali costruire la nostra vita, ma ritengo che il passato, esaminato con attenzione, ti aiuti a comprendere tante cose che altrimenti potrebbero sembrare oscure.

Montesquieu , nel suo “ lo spirito delle leggi” distingue con chiarezza le varie forme di governo: il repubblicano, il monarchico e il dispotico.Sappiamo tutti, credo, cosa si intenda per governo repubblicano e monarchico. Vorrei qui soffermarmi brevemente , viste possibili analogie con la situazione presente, sul dispotismo. In questo caso , una sola persona,” senza né leggi né impedimenti trascina tutto e tutti dietro la sua volontà e i suoi capricci.”

Dice Montesquieu che il principio su cui si basa il governo dispotico è la paura dei sudditi; nel nostro attuale governo , invece, i parlamentari , essendo stati nominati dal capo del governo, gli devono fedeltà e riconoscenza. Poco importa che i voti siano dei cittadini elettori ai quali si deve in effetti l’elezione e ai quali si dovrebbe rendere conto di quello che si fa, la realtà, con l’ orribile legge elettorale in vigore, vede le liste votate compilate dal capo partito che piazza i suoi nei posti che permettono l’elezione. In questo caso i parlamentari diventano come impiegati di Mediaset, senza nemmeno averne le garanzie sindacali. Va da sé che un’Istituzione che si dovrebbe occupare solo del bene comune e della cosa pubblica, si occupa principalmente di ciò che va bene al capo. Eventuali dissensi vanno ingoiati senza nemmeno la possibilità di discuterne. Montesquieu afferma che il governo dispotico è immoderato per eccellenza. Il moderato, invece, è quel governo nel quale c’è un opportuno bilanciamento o equilibrio fra i vari poteri nel senso che uno limita l’altro senza prevaricare su di esso. Sempre ora, vediamo un tentativo del premier di mettere la museruola al potere giudiziario, togliendogli autonomia investigativa , obbligatorietà dell’azione penale e delegando al Parlamento la decisione di quali reati perseguire. E evidente , per le ragioni di cui sopra, che i reati che possono interessare il premier, passerebbero in coda ad un eventuale elenco del Parlamento.

Dice ancora il nostro: “quando nella stessa persona o nello stesso corpo di magistratura il potere legislativo è unito al potere esecutivo, non vi è libertà…”. In sostanza, se il potere giudiziario non è separato e indipendente da quello esecutivo e legislativo, il pericolo per i cittadini comuni è oggettivo e reale. Non v’è chi non veda che la giustizia ha sì necessità di essere riformata per i tempi inaccettabili con i quali si arriva a sentenza, ma non è certo con quello che propone il governo che si risolverà il problema.

In somma, il nostro presidente del Consiglio ha nella sua disponibilità la maggioranza dl Parlamento, i ministri ( tranne, forse, Tremonti), vorrebbe mettere la mordacchia ai giudici, mettere le mani sulla Corte Costituzionale ; ha la disponibilità , oltre alle sue reti televisive, del primo canale Rai. Se questo non è dispotismo di quale altra situazione si tratta?

Adriano Verlato

Ci stiamo avviando verso il ventennio di egemonia berlusconiana, del resto noi popolo italiano siamo abituati ai ventenni intesi come periodi storici e non come età anagrafiche.
Era il 1993 quando ci fu la famosa discesa in campo,  qualcuno se lo ricorda ? Il miliardario piduista di Arcore approfittò dello spazio politico lasciato libero dal tentativo di far pulizia nella cosa pubblica denominato tangentopoli e pensò bene di sistemare i propri affari che erano ormai sull’orlo del baratro proponendosi come statista.
Ci furono alcune fasi di aggiustamento; all’inizio pensò di gestire il paese come fosse la sua azienda: io comando e voi eseguite, durò un paio d’anni.
Iniziò una traversata del deserto durante la quale il ducetto imparò che con il popolo la voce grossa non funziona e si attrezzò per diventare l’abile affabulatore che conosciamo e tornò al potere.
Egli diede inizio allo smantellamento delle istituzioni repubblicane nate dalla resistenza, prima di tutto sistemando le sue faccende personali, depenalizzazione dei reati che egli aveva compiuto, prescrizione breve, lodo Schifani, riassetto del sistema radio televisivo ed altri arenicoli che ora non ricordo  e che hanno bloccato l’attività del parlamento, massimo organo legislativo del nostro paese, e addormentato la coscienza del popolo.
Se qualcuno si azzardava a sollevare dubbi sul fatto che il governo, il popolo ripeteva ossessivamente: lasciatelo lavorare, ve lo ricordate ? Lasciatelo lavorare, lasciatelo lavorare
Dopo un breve interludio in seguito alle elezioni del 2006, il piccolo cesare è tornato saldamente al comando ed ha proseguito nell’opera di distruzione del nostro paese, ora con la completa complicità della Lega che, sventolando la bandiera di un falso federalismo, punta a dividere nei fatti l’Italia in tre tronconi.
Il progetto leghista si sposa perfettamente con quello del padrone delle televisioni che ci sfida in modo sempre più esplicito sul fronte dei suoi processi e, dopo aver distrutto la scuola e la cultura, dopo aver messo sotto controllo l’informazione, punta a delegittimare del tutto l’ordinamento giudiziario, portando a compimento, anzi espandendolo, il piano di rinascita democratica elaborato da Gelli fondatore e anima della famosa loggia massonico – eversiva P2 alla quale il cavaliere è stato uno dei primi iscritti.
Ma ecco che il popolo si sveglia e si indigna contro questo modo arrogante di fare; e che fa il popolo ? Assegna la responsabilità di tutto ciò all’opposizione, addebitandole gravissimi errori presenti, passati ed anche futuri, che non si sa mai. Inoltre il popolo le scarica addosso la gravissima accusa di essere minoranza in parlamento e di essere troppo tenera nelle sue iniziative fuori del parlamento.
Perché l’opposizione ogni cinque minuti non chiede le dimissioni del governo ? Perché l’opposizione non è in piazza tutti i giorni e tutte le ore ?
Il popolo dimentica o finge di dimenticare un’altra cosa :
nel nostro ordinamento le istituzioni hanno ancora un valore e, fino a prova contrarie, le leggi vengono fatte in parlamento; certo un parlamento la cui maggioranza si regge sulla corruzione di deputati e senatori o anche solo sul fatto che si litiga tra fidanzati (storia di questi giorni), ma è pur sempre il luogo deputato nel quale si fanno le leggi e finchè in parlamento esiste una maggioranza, essa è legittimata a legiferare secondo i dettami della Costituzione.
Certo le leggi si possono abrogare con i referendum e allora il popolo che fa ? Se ne sta a casa come succede da vent’anni a questa parte.
Ma il popolo ha un’altra arma : si appella al Capo dello Stato. Petizioni, richieste, suppliche e non firmare questa o quella legge, questo o quel decreto dimenticando o fingendo di dimenticare che il Presidente della Repubblica svolge il suo ruolo nell’ambito e nei limiti imposti dalla Costituzione; non è legittimato a bloccare provvedimenti se non PALESEMENTE incostituzionali, o privi di copertura finanziaria.
Nel dettaglio della costituzionalità o della incostituzionalità di una legge decide la Corte Costituzionale.
La nostra Carta Costituzionale fissa in modo chiaro e preciso, ruoli, limiti, competenze e responsabilità e la responsabilità di questa disastrata situazione è di piccolo cesare e dei suoi alleati (o servi).

Franzo Zanella