A proposito della pretesa di Bossi, accolta da un rifiuto unanime, di spostare due ministeri al nord, Alemanno ha detto che “sono sempre tutte balle”. Per Formigoni e la Polverini non se ne parla. E sembra di risentire la Lega quando voleva una rete Rai a Milano.
La replica di Alemanno è stata la risposta tardiva alla provocazione di Bossi dopo l’approvazione del decreto su “Roma capitale: “Ora ci vuole la capitale del nord. Lo abbiamo votato solo perché il sindaco Alemanno è venuto piangendo.”
Allora dovette intervenire Giorgio Napolitano davanti alla Breccia di Porta Pia quando citò Cavour: “Roma, e solo Roma, deve essere la capitale d’Italia”. E aggiunse: “E’ mio doveroso impegno ed assillo che non vengano ombre da nessuna parte sul patrimonio vitale e indivisibile dell’unità nazionale, di cui è parte integrante il ruolo di Roma capitale”.
Fra le tante ragioni che portano a ritenere assurde le richieste di Bossi non è soltanto il fatto che egli punti a disgregare lo stato unitario ma anche il fatto che egli pretenda di affermare l’esigenza di una “capitale del nord” riconducendola ai principi del federalismo, il che è decisamente insostenibile.
Non esiste pensiero federalistico che affermi tale obiettivo. Il federalismo si è sempre manifestato come disarticolazione dello stato unitario in una forma nuova e diversa di stato di stati che non può avvenire attraverso una nuova unificazione con una nuova capitale. Federalismo, stato delle autonomie: che c’entra tutto questo con la costruzione di una nuova capitale cioè con una nuova centralizzazione progressiva del potere politico?
“La realtà del grande stato unitario che si manifesta soltanto nella tronfia esibizione delle sue immense capitali non ha nulla a che vedere col federalismo”, così scriveva nel suo libro “Stato-Nazione-Federalismo” Silvio Trentin, uno dei maggiori federalisti del Novecento, dal suo esilio in terra di Francia dove aveva preferito andare nel 1926 per non dover giurare fedeltà al fascismo.
Secondo Trentin, l’unico ad aver redatto durante la Resistenza un progetto di costituzione per l’Italia, “la capitale esercita un’influenza devastatrice che si sprigiona con dispotica intolleranza verso ogni velleità di preservazione dei più autentici patrimoni regionalistici e l’organizzazione federalista di uno stato trova nell’esistenza di una grande capitale un ostacolo pressoché insormontabile”.
Silvio Trentin -del cui pensiero Bossi ha ripetutamente tentato l’annessione scontrandosi con la fiera opposizione dei figli- denunciava le conseguenze che le capitali determinano “sul naturale processo di distribuzione delle forze nel seno delle singole comunità nazionali.” E ciò perché “è in funzione della capitale che, nell’interno del grande stato, il paese è alla fine costretto di fissare la disciplina della propria vita. La capitale, in un sì fatto ordinamento, diviene una specie di testa mostruosa di tutto il paese, che al paese detta legge e che del paese succhia parassitariamente le risorse migliori.”
Che cosa c’entrano lo spostamento dei ministeri e “Milano capitale del nord” con il federalismo?
Pio Serafin



