Enrico Peroni è il nuovo segretario del PD del comune di Vicenza.
Il nostro ex coordinatore di circolo si è affermato con 46 preferenze contro le 16 di Parolin; 72 i componenti dell’ assemblea presenti al voto e 10 le schede bianche.

Il nuovo segretario citttadino del PD

Enrico Peroni

Nell’ augurare buon lavoro a Enrico ricordiamo anche l’elezione di Stefano Dal Pra Caputo a nuovo coordinatore di circolo e riportiamo l’ elenco dei componenti del Direttivo di Circolo:

  • Dal Pra Caputo Stefano
  • Bianchi Ingrid
  • Catalano Sacha
  • Biondi Zeila
  • Zanella Franco
  • Sala Alessandra
  • Bertuzzo Alessandra
  • Possamai Giacomo
  • Brazzale Lisa
  • Gabrieletto Giacomo
  • Borin Marco
  • Quero Matteo
  • Pozzan Luciano
  • Corradi Vittorio
  • Diamanti Giovanni
  • Rolando Giovanni Battista
  • Serafin Pio
  • Vigneri Rosario

Sabato 19 Giugno 2010 dalle ore 15:00 alle ore 18:00 presso la sede di Informagiovani di Contrà Barche 55  (davanti al Teatro Astra) si potrà votare per i Congressi di Circolo e per il Provinciale . Possono votare tutti gli iscritti e i simpatizzanti che completeranno la loro iscrizione nella stessa sede.




Matteo Quero, consigliere provinciale del Partito Democratico, ritorna sulla
situazione che si è venuta a determinare in Consiglio Provinciale, con un voto
sulle osservazioni relative al percorso della Pedemontana giunto fuori tempo
massimo, quando il Commissario Vernizzi ha già iniziato a presentare un
progetto “definitivo” ai Sindaci dei Comuni interessati.

“Il compito della politica è agire con concretezza nell’interesse del popolo e
del territorio che rappresenta. Ma cosa se ne fanno i cittadini di una politica
che discute cosa scegliere quando i dibattiti sono già stati sospesi e le
decisioni sono già state prese? Quello offerto dalla giunta Scheck è un esempio
penoso di inconcludenza, tanto più grave in tempi in cui tutti, famiglie e
imprese, reclamano rapidità di scelte e decisioni”.

“In un’impresa, un amministratore delegato che chiude il recinto quando i buoi
sono già scappati verrebbe immediatamente sostituito. Il Consiglio provinciale
di Vicenza, invece, continua a subire una manfrina tanto insopportabile quanto
surreale. E il caso della Pedemontana non è nemmeno il primo. La Provincia
doveva pronunciarsi sulla questione Cis? Beh, la giunta Scheck non ha trovato
nulla di meglio che aspettare, aspettare e ancora aspettare. Almeno fino a
quando il Comune di Montebello non ha ricevuto l’approvazione sul Pati dalla
Regione Veneto. Ed ecco che così su una vicenda decisiva per il territorio, la
Provincia ha lasciato che fossero altri a decidere”.

“Credo che il compito di una Provincia sia un altro: tracciare una prospettiva
per il futuro del territorio. Ma per farlo serve la concretezza del governo,
non l’inconcludenza di un Ponzio Pilato che, per giunta, arriva sempre in
ritardo”.

Il segretario del circolo Centro storico di Vicenza, Enrico Peroni, si candida ufficialmente alle prossime elezioni del Coordinatore Cittadino del PD a Vicenza. Segue la lettera di presentazione:

Madrid, 10 Giugno 2010

Care amiche, cari amici,

il 2 Giugno di quest’anno ho deciso di dare la mia disponibilità alla candidatura come Coordinatore del nostro Partito a livello cittadino. Sciolsi i miei dubbi nel sessantaquattresimo anniversario della nostra amata Repubblica Italiana, nata forte degli ideali che avevano mosso le donne e gli uomini nella Resistenza, nasceva grazie al primo voto delle donne italiane.
Vi invio queste righe il 10 di Giugno, oggi, giorno del mio ventitreesimo compleanno. Vi scrivo con molta emozione perché è sempre molto difficile esprimere idee, valori, sentimenti, volontá. In fondo, è sempre molto complicato mettersi in gioco, chiedere di guidare un progetto politico in cui si crede. In tempi in cui scontiamo un ritardo culturale dovuto al falso mito della fine delle ideologie, sento il peso, nel piccolo di questa avventura, di cercare di essere un degno rappresentante, giá da candidato, di quell’insieme di forti e densi principi che ci muovono e che sono la guida del Partito Democratico. Quei principi che, in fondo, sono in gran parte gli stessi che hanno costruito la nostra Repubblica, quella che abbiamo celebrato 8 giorni fa.
Voglio tornare ai giorni del referendum per fare alcune riflessioni su quello che la nostra Repubblica rappresenta per me e per tanti altri miei coetanei. Mia nonna, il 6 Giugno 1946, avrebbe dato alla luce mia madre. Mi immagino, quindi, le difficoltà nell’uscire di casa con quel pancione ma mi immagino soprattutto i suoi pensieri affollati di emozioni sulle scelte che il giorno dopo doveva prendere per dare a sua figlia un futuro migliore e piú sicuro, dove le barbarie della Seconda Guerra Mondiale non si potessero ripetere.
Io la Repubblica l’ho sempre sentita molto simile ai miei nonni: persone che ho conosciuto poco perché sono morte quando ero piccino, persone che amo e ammiro per quel che di loro mi è stato raccontato. Per la nostra Repubblica ho lo stesso sentimento: la costruzione del benessere economico, dei diritti civili e politici, della giustizia sociale, della coesione nazionale e in fondo anche di una gran parte di quella che è la nostra identitá condivisa di italiani è avvenuta nella Repubblica e grazie alla Repubblica. Ma, come per i miei nonni, questa epopea della Repubblica, l’ho sentita raccontare ma non l’ho potuta vivere. Sono nato nel 1987, quando i grandi Partiti Democratici che questa Repubblica l’hanno costruita giá vivevano difficoltà profonde. Come due grandi nonni stanchi si appoggiavano a bastoni scavati da tarli che in pochi anni ne provocarono la scomparsa.
Nasceva la Seconda Repubblica, quella in cui ho iniziato a fare politica, quella in cui quei tarli che minavano i costruttori della democrazia si sono trasformati nei governanti del Paese, in cui nessuno piú si indigna per scandali che in altri Paesi provocano indignazione, proteste e manifestazioni. Un Paese seduto, meglio sdraiato, sotto i tacchi di chi nemmeno ha piú bisogno di giustificare i propri soprusi.
Il nostro Partito, nelle menti più illuminate di chi l’ha sognato e costruito, nasce principalmente per essere il movimento politico di chi conosce i valori della Repubblica che desidera governare e migliorare, di chi sa da dove veniamo e quali sono gli elementi che hanno unito e fatto grande questo piccolo Paese nel cuore del Mediterraneo. L’Italia del miracolo economico, l’Italia che ha sconfitto il terrorismo, l’Italia che si è unita in una sola identità nazionale l’hanno costruita le forze del centro cattolico, le forze socialiste e le forze liberali, votando insieme le leggi piú importanti, sapendo mescolare i propri credi e facendoci diventare un Paese moderno.
Questo è il nostro DNA, da cui non dobbiamo né possiamo prescindere, pena la nostra perdita di identità e di conseguenza di una missione, di un obiettivo. In fondo un Partito vincente deve rappresentarsi come il difensore di principi e valori, deve avere radici. E le abbiamo. Ma deve saper far vivere questi principi e valori nella modernità e nell’attualitá, farli sentire come elementi fondamentali per il progresso e lo sviluppo futuri.
E i principi di democrazia, di libertà, di solidarietá della Repubblica Italiana sono fondamentali oggi? La nostra risposta deve essere chiara e con questi punti di riferimento dobbiamo parlare delle sfide di domani: come difendere lo stato sociale costruito faticosamente e come realizzare un nuovo welfare, come aiutare lo sviluppo del settore industriale legato alle energie rinnovabili in modo da permettere la creazione di milioni di posti di lavoro ed essere un’avanguardia nella sostenibilità ambientale e sociale, come integrare i cittadini migranti e piú in generale come garantire una coesione in una società parcellizzata e atomizzata.
Grandissime sfide che il Partito Democratico è attrezzato ad affrontare, ad ogni livello. Per questo peró serve soprattutto una cosa: essere credibili e coerenti. Lo ripeto da molto tempo, amici e amiche, il nostro Partito è troppe volte un partito con grandi potenzialità che non sa sfruttare per un semplice motivo: contraddice al proprio interno ciò che propone per la società. Voglio precisare meglio questo concetto con due esempi. Il primo è un patto generazionale che permetta ai giovani di poter avere buone opportunità di entrare nel mondo del lavoro senza pregiudicare gli sforzi di chi ha sudato una vita. Il nostro Partito non ha fatto propria questa sfida al proprio interno, nonostante predichi questo concetto ad ogni elezione. Abbiamo bisogno, nel Partito e nella società, di una nuova linfa, è necessario che crescano nuove foglie adatte ad oggi ma soprattutto al domani. Il secondo è molto concreto e importante ed è la formazione delle liste per le elezioni europee e nazionali a livello centralizzato. Come possiamo parlare di leggi elettorali che non rappresentano la volontà dei cittadini se non riusciamo a garantire un degno sistema di selezione democratica dei nostri rappresentanti? Ci rendiamo conto che in una regione come la nostra questo ha prodotto la tragica conseguenza, l’anno scorso, di perdere ogni rappresentanza a Bruxelles? Sono esempi di come dobbiamo riuscire ad essere coerenti e credibili, ad ogni livello e sempre.
A livello locale questa capacità di essere coerenti è stata spessa la carta vincente contro un centro-destra che ci sovrasta alle elezioni politiche ma che superiamo in molti centri grazie alla nostra maggiore credibilitá e spesse volte vicinanza agli elettori. Ed è ora di sfatare il mito che siamo un partito poco radicato: per molti aspetti siamo il partito piú radicato e vero del nostro Paese e nel momento in cui siamo nati probabilmente anche del Veneto. Abbiamo strutture ma soprattutto abbiamo densità di rapporti e relazioni sociali nei tanti Comuni che governiamo, compresa la nostra amata Vicenza. Siamo vincenti perché vicini ai temi cari ai cittadini e con una proposta chiara a livello locale. Siamo perdenti perché lontani dai cittadini e senza una proposta chiara su molti temi di portata nazionale.
Questo patrimonio, peró, dobbiamo difenderlo ogni giorno con l’attivitá dei Circoli e con una continua mobilitazione sui risultati conseguiti dalla nostra Amministrazione. In questo senso voglio fare tre proposte, che nascono in parte da esperienze giá realizzate. In primo luogo abbiamo bisogno di Circoli che organizzino Assemblee su singoli temi e di quartiere gestite ufficialmente dal Pd e che mettano in contatto amministrazione e cittadini: è la piú vecchia e importante funzione di un Partito, ossia il raccordo tra istituzioni e popolazione. Dobbiamo tornare a realizzarla in maniera sistematica, traendo profitto dalle esperienze che molti Circoli hanno giá realizzato.
In secondo luogo serve sfruttare la nostra piú grande risorsa, ossia gli elenchi delle Primarie: ci serve un rapporto costante tra votanti delle primarie e iscritti attivi, serve ritornare ad avere delle sentinelle del Partito che abbiano la funzione di fare da raccordo con un certo numero preciso di simpatizzanti. Nei tempi moderni, infatti, molte volte si vince evitando l’astensionismo della propria parte e incentivando quello della parte avversa, dato che gli elettori raramente cambiano “casacca”. E’ sulla base di queste considerazioni sulle democrazie moderne da una parte e sulla vecchia e fondamentale gestione dei simpatizzanti attraverso i militanti attivi dall’altra che dobbiamo costruire la nostra conferma per le elezioni amministrative 2013.
Infine è fondamentale, attraverso le Commissioni del Partito e gruppi tematici, attività sia in ambito culturale che in ambito di iniziative politiche che siano costanti e formative: il Partito puó e deve riuscire ad essere una casa in cui ci si sente in famiglia e in cui si possono studiare i modi migliori, piú divertenti e piú efficaci per propagandare le proprie idee. Questo è riuscito ai Giovani Democratici, sia in cittá che in Provincia: unire passione, propaganda e divertimento. Non a caso i Gd di Vicenza hanno oggi almeno il quadruplo degli iscritti dei Giovani della Margherita e dei Ds nell’anno dello scioglimento. E’ un caso o forse da questo dobbiamo trarre un profondo insegnamento?
Concludo questa lettera, amiche e amici, con un abbraccio molto forte e la speranza di trovarvi tutti al dibattito di Mercoledí 16 Giugno tra i candidati alla carica di Coordinatore Cittadino del Partito, che sará lo spazio per un dibattito completo sul futuro del nostro Partito.

Enrico Peroni




Questo titolo di una grande inchiesta dell’Espresso, avevo i calzoni corti o quasi, mi torna spesso alla mente quando leggo sui quotidiani  casi di corruzione che accadono in continuazione nel paese,  senza alcuna pausa.

La mia associazione ” Vicenza Riformista” ha sempre avuto una particolare sensibilità nei riguardi di questo argomento. Nel 2009 abbiamo anche organizzato un convegno a Villa Cordellina di Montecchio (ospitati con particolare cortesia dalla Provincia di Vicenza) con una serie di relatori che rappresentavano i vari punti di vista di alcuni operatori di giustizia – penale , amministrativa e contabile- Tolettini del GdV, il presidente della Provincia Sneck, Roberto Travaglini di Assindustria,il tutto coordinato dal chairman Ubaldo Alifuoco ( dimenticavo il mio amico Antonio Baldo che introduceva i vari oratori). L’interesse per l’iniziativa é stato notevole, tale da farci prevedere per i prossimi mesi, un’ulteriore manifestazione  sull’argomento con ottica più politico -morale.

Ed ora veniamo ai casi di questi giorni. Molti nostri concittadini avranno letto, sulla Tv se ne é parlato molto meno, che un ministro della Repubblica , un generale della Guardia di Finanza , il figlio di un ex ministroe quello dell’ex presidente nazionale dei Lavori pubblici sembrerebbero implicati per aver ricevuto fondi in nero da un imprenditore inquisitodalla procura di Firenze. Sappiamo tutti che vi é sempre la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Tuttavia, le ammissioni esplicite di alcune persone di fiducia dell’imprenditore Anemone, di avere versato al ministro, e ad altri, pacchetti di assegni circolari non giustificati da alcun rapporto ufficiale, fanno intravedere una situazione allarmante. Altrettanto stridenti sono le immediate difese prese dai colleghi della  parte politica del Ministro che non hanno tenuto in alcun conto l’evidenza e la non giustificabilità di alcuni passaggi di denaro. Non meno lo sono stati i silenzi e il disinteresse di molta parte del paese. Io penso che richiedere alla magistratura tempi velocissimi nell’istruttoria, vista la peculiarità dei soggetti in causa, e a questi ultimi una autospensione temporanea dai loro incarichi, non abbia alcuna re-

lazione con il giustizialismo, ma sia semplicemente una questione di opportunità e buongusto. Abbiamo visto, e non si é ancora saputo tutto, lo scandalo degli appalti con la Protezione Civile , si continua ora con queste dazioni a Ministri & co che vedono implicate e collegate persone di entrambi i casi. Si tratterebbe di un melting-pot di corruzione che ha la sua testa a Roma, ma che si ramifica in tutte le parti della nostra Italia.

Dove potrà mai andare un paese nel quale, dietro quasi tutti gli affari di una certa importanza, c’é una violazione della legge, pastette, raccomandazioni, privilegi, pagamenti in tutti i colori. Se, per ipotesi, i casi di cui sopra vedessero conferme in sentenze della magistratura, vi immaginate, oltre a quello che emerge per certi fatti, cosa si potrebbe ipotizzare sia accaduto in tutti gli anni in cui le importanti persone coinvolte hanno avuto posizioni di preminenza?

Il nostro paese ha bisogno di lavoro, di giustizia , di sanità di buona scuola e di buona amministrazione, ma tutto questo non sarà sufficiente se il nostro senso morale privato e pubblico non cambierà radicalmente e non sarà parte essenziale di ogni nostra azione.

Adriano Verlato

La sindaco leghista di Breganze in provincia di Vicenza ha scritto su faebook che i giovani leghisti sono ‘più nera dei neri’. Ora è partita la corsa alla giustificazione; nell’ordine : è solo una gogliardata non immaginava che alcune innocenti frasi fossero riprese in fretta; è giovane e non ha ancora capito che, a causa della carica che ricopre, non le è permesso di fare battute, ecc.ecc.

La più bella che ho sentito è stata : hanno violato la sua privacy; veramente eccezionale, potremmo fare un decreto per chiudere facebook che viola la privacy dei personaggi politici. Analoghe reazioni hanno suscitato nel passato dichiarazioni simili o peggiori di esponenti leghisti ben più altolocati della povera sindaco di Breganze.

Ricorderete tutti l’invito di Bossi ad usare il tricolore come carta igienica o la dichiarazione di aver migliaia di camicie verdi bergamasche armate pronte a marciare a valle pre prendersi anche con la forza i loro diritti; per non parlare dell’alpino sindaco di Treviso Gentilin che teorizzava l’utilizzo degli extra comunitari come leprotti per addestrare i cacciatori, o l’attuale ministro della semplificazione Calderoli che ha scatenato un incidente diplomatico con la Libia, cosa che causò anche delle vittime, quando fece sfoggio in TV della famosa maglietta contro Maometto o i tram stile apartheid di Salvini a Milano.

Quisquiglie, direbbe il Principe della risata, innocenti ragazzate; qualcuno, che accredita i leghisti di un intelligenza sopraffina, arrivò a definirle metafore per esprimere il disagio della gente a cui la lega è vicina.

Ricorderete anche il video di qualche tempo fa nel quale il ‘buon Borghezio’ istruiva i neo fascisti francesi ad infiltrarsi nei movimenti autonomisti, ultima frontiera del malcontento popolare, per istillare i valori del fascismo più becero.

Io credo che sia arrivato il momento di smettere questo atteggiamento di benevolenza verso questi personaggi che si professano dalla parte della gente ma che tengono soltanto alta la bandiera dell’intolleranza e della paura.

IL regime del XXIº secolo non avrà bisogno di far girare le squadracce con manganello e olio di ricino; esso si reggerà sul perenne stato di tensione tra i poveri; alcuni saranno emarginati altri saranno lusingati, taluni saranno perseguitati in nome del rispetto delle regole, gli altri saranno contenti di aver qualcuno che ‘finalmente fa rispettare le regole’ e accetteranno di buon grado che qualcuno dica loro come pensare e cosa fare.

Molti si accontenteranno delle briciole che cadranno dal banchetto dei ricchi e privilegiati e lotteranno per accaparrarsene qualcuna in più senza guardare la tavola imbandita.

E’ arrivato il tempo di avere un sussulto di orgoglio, di denunciare questo regime strisciante che la lega sta attuando, di aumentare la vigilanza e la denuncia; è tempo di tornare a parlare con le persone, di fare cultura di diffondere un’idea anche se può apparire minoritaria.

Non facciamoci infinocchiare dai ‘bravi amministratori leghisti’, da questo che è meno peggio dell’altro, ritroviamo unità di intenti per fermare lo scempio che stanno facendo del paese.

Franco Zanella

La lega, oggi di governo, non può continuare a sventolare la bandiera della sicurezza (o insicurezza) legata alla presenza dello straniero per aumentare il proprio consenso perché in tal modo qualcuno potrebbe chiedere Il ministro dell’interno è Maroni, cosa fa ?
Perciò è molto meglio alzare in alto un’altra bandiera quella della legalità, del rispetto della legge e delle regole di civile convivenza.
La difesa della legalità è un argomento affascinante nei nostri paesi e nelle nostre città specialmente in chi ritiene di adattare la legalità a propria immagine e somiglianza, ma attira anche chi, per cultura o per tradizione è abituato a rispettare le regole.
Dopo il successo dell’iniziativa del sindaco di Montecchio Maggiore che ha messo a pane e acqua i figli i cui genitori non avevano pagato la retta della mensa scolastica,. La cosa si è allargata a macchia d’olio. Nel bresciano c’è stato un caso analogo e, dopo che un anonimo benefattore ha saldato il debito pregresso, si è scatenata la rivolta delle famiglie in regola con la retta che ora non vogliono più pagare, tanto qualche santo ci penserà; nel veronese due ragazzine non sono state riportate a casa da scuola perché i genitori erano in ritardo con i pagamenti.
Ma la difesa della legalità ha anche causato la morte di una bambina in Lombardia perchè il padre è rimasto disoccupato, non ha potuto rinnovare il permesso di soggiorno e la tessera sanitaria era scaduta.
E ancora in paese in provincia di Udine domani la gente andrà in piazza perchè non vuole che una neonata sia sepolta secondo il rito della sua religione.
Tutte queste iniziative hanno il plauso delle persone un po’ meno poveri degli ultimi, stanno scatenando il risentimento verso chi cerca di tenere in piedi un minimo di solidarietà in questa nostra povera terra, porteranno sempre più verso una guerra tra gli ultimi contro i penultimi mentre i primi saranno sempre più primi; avranno belle case e auto di lusso, telefonini e computer vacanze in terre esotiche ed un futuro assicurato dal babbo, purchè si chiamino BOSSI.
Siamo nel XXI secolo, mi immaginavo un secolo di viaggi spaziali, un secolo senza guerre e senza carestia ed invece è un secolo in cui il mondo è triste.
E’ triste un mondo dove i bambini fabbricano palloni che altri bambini usano per giocare.
E’ triste un mondo dove i bambini sono costretti a rubare per mangiare.
E’ triste un mondo dove i bambini sono costretti a mendicare per mangiare.
E’ triste un mondo dove i bambini vengono messi a pane ed acqua
E’ triste un mondo dove i bambini vengono lasciati per strada.
E’ triste un mondo dove i bambini devono andarsene dalla loro casa, non si sa dove, perchè qualcuno ha deciso, da un giorno all’altro, che essa è diventata troppo piccola per abitarci.
E’ triste un mondo dove i bambini non vengono curati per un permesso scaduto.
E’ triste un mondo dove i bambini non possono essere sepolti nella terra dove hanno vissuto.
E triste un mondo dove gli adulti piegano i bambini alla loro convenienza.
E’ triste un mondo dove la solidarietà ha lasciato il campo alla cattiveria.
Come sono lontani quei formidabili anni in cui ingenuamente nelle piazze scandivamo:
LIBRI – MENSE – TRASPORTI GRATIS!

Franco Zanella

A seguito di questo comunicato stampa:

Vicenza – “Rabbia e disgusto: è questo quello che provo di fronte al comportamento dell’amministrazione comunale di Montecchio Maggiore. Vendicarsi sui bambini per il comportamento dei padri è una cosa vergognosa, indegna di un Sindaco che dovrebbe dare ai suoi cittadini un esempio di civismo”.

Matteo Quero, consigliere provinciale del Partito Democratico a Vicenza, commenta così il caso verificatosi a Montecchio Maggiore, dove per decisione del Comune (amministrato dalla Lega Nord) dei bambini sono stati lasciati a pane e acqua nella mensa scolastica perché le loro famiglie non avevano saldato le rette arretrate. E, attraverso il circolo Nessuno Escluso, di cui è tra i promotori, lancia una sottoscrizione pubblica per saldare il debito delle famiglie verso il Comune.

“Educare alla conoscenza delle regole – spiega Quero – e  farne valere il rispetto da parte di tutti è una cosa doverosa. Ma usare i bambini come ostaggi in un braccio di ferro tra amministrazione comunale e famiglie in difficoltà è una cosa che si può definire in un modo solo: disgustosa. Ammesso che i padri abbiano una colpa, è infatti disgustoso che tale colpa venga fatta ricadere sui figli”.

Prosegue il consigliere provinciale del Pd: “Mi sono personalmente informato. Le famiglie dei nove bambini, in parte italiani, in parte stranieri, vivono in diversi casi situazioni di grave difficoltà economica. Di fronte a un problema come questo, l’amministrazione comunale poteva scegliere la strada costruttiva di una conciliazione tra l’esigenza di far rispettare le regole e quella di andare incontro alla difficoltà delle famiglie. Invece, proprio quando il problema si era ridotto ad appena nove famiglie, che hanno un debito residuo di 4.341 €, l’amministrazione comunale ha deciso di adottare la soluzione più odiosa e umiliante. Una scelta che ha una logica puramente punitiva. È questo l’ approccio della Lega ai bisogni delle famiglie numerose o in difficoltà?”.

Segue la raccolta fondi:

Per la raccolta fondi tesa ad estinguere il debito che le 9 famiglie indigenti di Montecchio Maggiore hanno nei confronti del Comune per il servizio mensa, si invita a utilizzare il numero di IBAN del Circolo Nessuno Escluso Vicenza -

IT53S0572811810010570708117

E’ importante che provvediate SUBITO a versare il vostro contributo al fine di raggiungere al piu’ presto la cifra indicata. Grazie.

Riceviamo da una stundentessa del Pigafetta e volentieri pubblichiamo.

Sono una ragazza di diciannove anni e vorrei portare una testimonianza circa il rapporto tra un semplice cittadino dello Stato italiano, me stessa, e uno dei rappresentanti politici del nostro Paese, Roberto Calderoli. Ieri pomeriggio nel mio paese, Lonigo (VI), si è svolto un comizio della Lega Nord, organizzato in vista delle vicine elezioni municipali e regionali. Guest star: proprio Calderoli. Ho raggiunto il ministro in un bar e gli ho posto la seguente domanda: “Quali sono i caratteri che delineano la concezione di “Padania”? Si tratta di fattori razziali, culturali o storici?”. Mi sono sentita rispondere che è “padano” colui che nasce e vive in Padania. Allora, molto stupita, gli ho fatto presente di non aver mai trovato citata in alcuna enciclopedia la regione geografica della “Padania”. Il ministro mi ha risposto che la Padania è sempre esistita, prova ne è l’esistenza del formaggio grana padano e del Gazzettino padano! Poi, con un salto logico che tuttora non mi spiego, il ministro mi ha spiegato che “nemmeno l’Italia esisteva, l’abbiamo costruita. Anzi l’hanno costruita!”. Io tentavo di ribattere a queste assurde affermazioni, abbozzando di Augusto, e dei socii italici, dei municipia e della denominazione “penisola italica” (lui mi contestava dicendo che, no, non era mai esistita questa formula geografica) ma il ministro non mi dava modo di concludere il mio discorso e ripeteva: “Lei è qui soltanto per fare provocazione. Non mi faccia perdere tempo!”. Alquanto sconcertata, me ne sono andata, ascoltando gli sghignazzi dei fedelissimi dietro alle mie spalle.

Questa minima esperienza mi insegna due cose. La prima: l’ideologia politica della Lega Nord è in realtà priva di qualsiasi fondamento. Le loro azioni politiche si basano su un’opera di eccitazione irrazionalistica delle masse (vedi la rabbia contro lo straniero o il meridionale), e tuttavia tali azioni si fondano ideologicamente sul nulla: le affermazioni intorno all’esistenza della Padania affondano le proprie radici non sulla Storia fattuale (tant’è che mi sono vista indicare il grana padano come fondamento di questa regione pseudo-statale), ma sul pregiudizio (il Nord è meglio del Sud, gli stranieri ci invadono ecc). La seconda: il fenomeno politico (?) della Lega Nord costituisce un grave pericolo per la nostra democrazia. Bobbio nella sua opera Il futuro della democrazia parla del pericolo del fanatismo, inteso come “la credenza cieca nella propria verità e nella forza capace di imporla”. Io ho sperimentato questa “credenza cieca”: anche di fronte all’evidente infondatezza delle sue tesi, il ministro seguitava ad affermarle come vere acquisendo minuto dopo minuto un tono di voce sempre più acceso, duro e aggressivo. Gli esponenti della Lega Nord si sentono tanto forti e sicuri da non consentire all’“avversario” il frangente temporale di una risposta, e anzi, da negare persino la possibilità di una discussione (sono stata accusata di fare perdere tempo, d’altro canto il ministro si trovava in un bar, il proprietario del quale gli aveva appena offerto un “goccio di spumante”, che il ministro prontamente ha rifiutato perché “ho ancora altri tre comizi”, insomma era davvero impegnato.). Questo mi spinge a pensare che sia venuto meno uno degli strumenti che oggettiva il concetto di democrazia: diceva Pericle nel celebre discorso agli Ateniesi del 461 a.C che “noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia”. Oggi, invece, mi sembra che la provocazione, che è uno dei modi per dare inizio ad un confronto dialettico, sia considerata una terribile minaccia; anzi, essa viene soffocata sul nascere.

Inoltre, sempre attingendo a quello splendido documento di democrazia che è il discorso di Pericle, mi pare che sia caduta un’altra delle condizioni affinché uno Stato sia, di fatto, una democrazia: il merito della sua classe politica. “Quando un cittadino ateniese si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento”. Ditemi, quale merito (e parlo solo di merito intellettuale, non potrei sapere se C. sia o meno una persona moralmente integra, ma in ogni caso il merito intellettuale costituisce la metà esatta dei requisiti per fare politica, l’altra metà è data dalle qualità morali) , quale merito detiene il ministro Calderoli per ricoprire la sua carica politica se fonda l’ideologia del suo partito sul grana padano? O se sostiene che mai prima del Regno d’Italia s’era nominata l’Italia? E l’“Ahi, serva Italia, di dolore ostello…” di dantesca memoria, non le dice niente, signor ministro? . Che cosa mi ha lasciato questa esperienza? Un senso angosciante di paura. Ho letto negli occhi del ministro un dispregio così acuto e quasi organico, come se di fronte a me non ci fosse un individuo solo, ma si materializzasse tutta la macchina del partito. Forte della sua posizione privilegiata e della presenza attorno a lui di una folla asservita, egli ha costruito tra la sua persona e la mia un muro di disprezzo. E io non riuscivo a parlare, perché la sua voce sovrastava la mia. Sono tornata a casa con quest’amara constatazione nel cuore: la classe politica italiana sta via via distruggendo la forma democratica del nostro Paese e ci vuole trasformare tutti in sudditi, in un “gregge di pecore volte unicamente a pascolare l’erba l’una accanto all’altra” (J.S. Mill) . Serviamo a loro come pioli di una scala, gli aiutiamo a raggiungere una posizione di potere dalla quale esercitare la loro bieca “democrazia degli interessi”.

Dalla loro hanno la scusa di essere stati votati dal popolo. Ma, come dice la mia professoressa di filosofia, tra Gesù e Barabba, il popolo ha scelto Barabba. Stanno facendo della nostra democrazia rappresentativa la “pura e semplice espressione della legge del più forte”, come ha scritto Roberta De Monticelli in una lettera pubblicata ieri su L’Unità.

Ma io, cittadina dello Stato italiano, pretendo che coloro ai quali delego il mio potere decisionale affinché scelgano ciò che è meglio per la collettività e, quindi, anche ciò che è meglio per me custodiscano la fragile essenza della democrazia. Pretendo che essi si sentano in obbligo verso di me e verso tutta la cittadinanza, perché senza di tutti noi, essi non sarebbero nulla. Pretendo che lo spazio politico non sia ridotto ad un mercato di favori e che, anzi, venga allargato a tutta la cittadinanza attraverso una riforma elettorale equa, che tenga conto di ciò che decide il popolo, non di ciò che impone il partito. Pretendo che la politica si levi di dosso le infinite maschere che la infangano fin da Tangentopoli. Pretendo che la mia e la nostra classe politica parli una lingua italiana che non sia fatta di volgarità, che sia fedele alle norme di senso (J. Hersch) di questa lingua e che, all’interno di essa, costruisca dei discorsi che non siano prese in giro della collettività. Pretendo che non si fondi un partito sul grana padano. Non mi interessa se sarò tacciata di utopia: io voglio, fermamente desidero e spero che la democrazia ideale e la democrazia reale coincidano o, perlomeno, si avvicinino il più possibile. Pretendo che la politica sia una cosa pulita, e ritorni ad essere una cosa nostra, una cosa di tutti. I ragazzi della mia generazione si stanno svegliando: accanto a quelli che, nati nel sonno, dormono ancora, vi è una cospicua parte di giovani che non tarderà a farsi sentire. E, allora, si passerà all’azione: non rimarremo più, ancora per molto, inerti davanti al palese smantellamento della nostra democrazia.

Emmanuela De Toni




Martedì 16 marzo alle ore 18,30, al House of Blues Cafè (Stradella dei Munari, n. 29, zona San Biagio), il Circolo PD del centro storico di Vicenza ti aspetta per un incontro aperitivo in compagnia dei candidati al consiglio regionale: Claudio Rizzato, Stefano Fracasso, Eleonora Bertin e Franca Bortolamei.

Non mancare, è una importante occasione di ritrovo fuori dai soliti schemi, aperta a tutti, dove poter parlare, ascoltare e confrontarsi.

Scarica e diffondi il volantino!

Qui l’evento su Facebook!

È gradita la segnalazione della vostra presenza tramite iscrizione all’evento su Facebook o tramite messaggio a scrivi@pdvicenzacentrostorico.it