A seguito di questo comunicato stampa:
Vicenza – “Rabbia e disgusto: è questo quello che provo di fronte al comportamento dell’amministrazione comunale di Montecchio Maggiore. Vendicarsi sui bambini per il comportamento dei padri è una cosa vergognosa, indegna di un Sindaco che dovrebbe dare ai suoi cittadini un esempio di civismo”.
Matteo Quero, consigliere provinciale del Partito Democratico a Vicenza, commenta così il caso verificatosi a Montecchio Maggiore, dove per decisione del Comune (amministrato dalla Lega Nord) dei bambini sono stati lasciati a pane e acqua nella mensa scolastica perché le loro famiglie non avevano saldato le rette arretrate. E, attraverso il circolo Nessuno Escluso, di cui è tra i promotori, lancia una sottoscrizione pubblica per saldare il debito delle famiglie verso il Comune.
“Educare alla conoscenza delle regole – spiega Quero – e farne valere il rispetto da parte di tutti è una cosa doverosa. Ma usare i bambini come ostaggi in un braccio di ferro tra amministrazione comunale e famiglie in difficoltà è una cosa che si può definire in un modo solo: disgustosa. Ammesso che i padri abbiano una colpa, è infatti disgustoso che tale colpa venga fatta ricadere sui figli”.
Prosegue il consigliere provinciale del Pd: “Mi sono personalmente informato. Le famiglie dei nove bambini, in parte italiani, in parte stranieri, vivono in diversi casi situazioni di grave difficoltà economica. Di fronte a un problema come questo, l’amministrazione comunale poteva scegliere la strada costruttiva di una conciliazione tra l’esigenza di far rispettare le regole e quella di andare incontro alla difficoltà delle famiglie. Invece, proprio quando il problema si era ridotto ad appena nove famiglie, che hanno un debito residuo di 4.341 €, l’amministrazione comunale ha deciso di adottare la soluzione più odiosa e umiliante. Una scelta che ha una logica puramente punitiva. È questo l’ approccio della Lega ai bisogni delle famiglie numerose o in difficoltà?”.
Segue la raccolta fondi:
Per la raccolta fondi tesa ad estinguere il debito che le 9 famiglie indigenti di Montecchio Maggiore hanno nei confronti del Comune per il servizio mensa, si invita a utilizzare il numero di IBAN del Circolo Nessuno Escluso Vicenza -
IT53S0572811810010570708117
E’ importante che provvediate SUBITO a versare il vostro contributo al fine di raggiungere al piu’ presto la cifra indicata. Grazie.
Riceviamo da una stundentessa del Pigafetta e volentieri pubblichiamo.
Sono una ragazza di diciannove anni e vorrei portare una testimonianza circa il rapporto tra un semplice cittadino dello Stato italiano, me stessa, e uno dei rappresentanti politici del nostro Paese, Roberto Calderoli. Ieri pomeriggio nel mio paese, Lonigo (VI), si è svolto un comizio della Lega Nord, organizzato in vista delle vicine elezioni municipali e regionali. Guest star: proprio Calderoli. Ho raggiunto il ministro in un bar e gli ho posto la seguente domanda: “Quali sono i caratteri che delineano la concezione di “Padania”? Si tratta di fattori razziali, culturali o storici?”. Mi sono sentita rispondere che è “padano” colui che nasce e vive in Padania. Allora, molto stupita, gli ho fatto presente di non aver mai trovato citata in alcuna enciclopedia la regione geografica della “Padania”. Il ministro mi ha risposto che la Padania è sempre esistita, prova ne è l’esistenza del formaggio grana padano e del Gazzettino padano! Poi, con un salto logico che tuttora non mi spiego, il ministro mi ha spiegato che “nemmeno l’Italia esisteva, l’abbiamo costruita. Anzi l’hanno costruita!”. Io tentavo di ribattere a queste assurde affermazioni, abbozzando di Augusto, e dei socii italici, dei municipia e della denominazione “penisola italica” (lui mi contestava dicendo che, no, non era mai esistita questa formula geografica) ma il ministro non mi dava modo di concludere il mio discorso e ripeteva: “Lei è qui soltanto per fare provocazione. Non mi faccia perdere tempo!”. Alquanto sconcertata, me ne sono andata, ascoltando gli sghignazzi dei fedelissimi dietro alle mie spalle.
Questa minima esperienza mi insegna due cose. La prima: l’ideologia politica della Lega Nord è in realtà priva di qualsiasi fondamento. Le loro azioni politiche si basano su un’opera di eccitazione irrazionalistica delle masse (vedi la rabbia contro lo straniero o il meridionale), e tuttavia tali azioni si fondano ideologicamente sul nulla: le affermazioni intorno all’esistenza della Padania affondano le proprie radici non sulla Storia fattuale (tant’è che mi sono vista indicare il grana padano come fondamento di questa regione pseudo-statale), ma sul pregiudizio (il Nord è meglio del Sud, gli stranieri ci invadono ecc). La seconda: il fenomeno politico (?) della Lega Nord costituisce un grave pericolo per la nostra democrazia. Bobbio nella sua opera Il futuro della democrazia parla del pericolo del fanatismo, inteso come “la credenza cieca nella propria verità e nella forza capace di imporla”. Io ho sperimentato questa “credenza cieca”: anche di fronte all’evidente infondatezza delle sue tesi, il ministro seguitava ad affermarle come vere acquisendo minuto dopo minuto un tono di voce sempre più acceso, duro e aggressivo. Gli esponenti della Lega Nord si sentono tanto forti e sicuri da non consentire all’“avversario” il frangente temporale di una risposta, e anzi, da negare persino la possibilità di una discussione (sono stata accusata di fare perdere tempo, d’altro canto il ministro si trovava in un bar, il proprietario del quale gli aveva appena offerto un “goccio di spumante”, che il ministro prontamente ha rifiutato perché “ho ancora altri tre comizi”, insomma era davvero impegnato.). Questo mi spinge a pensare che sia venuto meno uno degli strumenti che oggettiva il concetto di democrazia: diceva Pericle nel celebre discorso agli Ateniesi del 461 a.C che “noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia”. Oggi, invece, mi sembra che la provocazione, che è uno dei modi per dare inizio ad un confronto dialettico, sia considerata una terribile minaccia; anzi, essa viene soffocata sul nascere.
Inoltre, sempre attingendo a quello splendido documento di democrazia che è il discorso di Pericle, mi pare che sia caduta un’altra delle condizioni affinché uno Stato sia, di fatto, una democrazia: il merito della sua classe politica. “Quando un cittadino ateniese si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento”. Ditemi, quale merito (e parlo solo di merito intellettuale, non potrei sapere se C. sia o meno una persona moralmente integra, ma in ogni caso il merito intellettuale costituisce la metà esatta dei requisiti per fare politica, l’altra metà è data dalle qualità morali) , quale merito detiene il ministro Calderoli per ricoprire la sua carica politica se fonda l’ideologia del suo partito sul grana padano? O se sostiene che mai prima del Regno d’Italia s’era nominata l’Italia? E l’“Ahi, serva Italia, di dolore ostello…” di dantesca memoria, non le dice niente, signor ministro? . Che cosa mi ha lasciato questa esperienza? Un senso angosciante di paura. Ho letto negli occhi del ministro un dispregio così acuto e quasi organico, come se di fronte a me non ci fosse un individuo solo, ma si materializzasse tutta la macchina del partito. Forte della sua posizione privilegiata e della presenza attorno a lui di una folla asservita, egli ha costruito tra la sua persona e la mia un muro di disprezzo. E io non riuscivo a parlare, perché la sua voce sovrastava la mia. Sono tornata a casa con quest’amara constatazione nel cuore: la classe politica italiana sta via via distruggendo la forma democratica del nostro Paese e ci vuole trasformare tutti in sudditi, in un “gregge di pecore volte unicamente a pascolare l’erba l’una accanto all’altra” (J.S. Mill) . Serviamo a loro come pioli di una scala, gli aiutiamo a raggiungere una posizione di potere dalla quale esercitare la loro bieca “democrazia degli interessi”.
Dalla loro hanno la scusa di essere stati votati dal popolo. Ma, come dice la mia professoressa di filosofia, tra Gesù e Barabba, il popolo ha scelto Barabba. Stanno facendo della nostra democrazia rappresentativa la “pura e semplice espressione della legge del più forte”, come ha scritto Roberta De Monticelli in una lettera pubblicata ieri su L’Unità.
Ma io, cittadina dello Stato italiano, pretendo che coloro ai quali delego il mio potere decisionale affinché scelgano ciò che è meglio per la collettività e, quindi, anche ciò che è meglio per me custodiscano la fragile essenza della democrazia. Pretendo che essi si sentano in obbligo verso di me e verso tutta la cittadinanza, perché senza di tutti noi, essi non sarebbero nulla. Pretendo che lo spazio politico non sia ridotto ad un mercato di favori e che, anzi, venga allargato a tutta la cittadinanza attraverso una riforma elettorale equa, che tenga conto di ciò che decide il popolo, non di ciò che impone il partito. Pretendo che la politica si levi di dosso le infinite maschere che la infangano fin da Tangentopoli. Pretendo che la mia e la nostra classe politica parli una lingua italiana che non sia fatta di volgarità, che sia fedele alle norme di senso (J. Hersch) di questa lingua e che, all’interno di essa, costruisca dei discorsi che non siano prese in giro della collettività. Pretendo che non si fondi un partito sul grana padano. Non mi interessa se sarò tacciata di utopia: io voglio, fermamente desidero e spero che la democrazia ideale e la democrazia reale coincidano o, perlomeno, si avvicinino il più possibile. Pretendo che la politica sia una cosa pulita, e ritorni ad essere una cosa nostra, una cosa di tutti. I ragazzi della mia generazione si stanno svegliando: accanto a quelli che, nati nel sonno, dormono ancora, vi è una cospicua parte di giovani che non tarderà a farsi sentire. E, allora, si passerà all’azione: non rimarremo più, ancora per molto, inerti davanti al palese smantellamento della nostra democrazia.
Emmanuela De Toni
Fino al 28 marzo, il circolo del centro storico Vicenza, sarà in Contrà Del Monte con un gazebo ogni giovedì ( 9.00/12.00) e ogni sabato ( 9.00/12.00 – 15.00-19.00).
Venite a trovarci.
Vedo la nostra città immobile prigioniera degli interessi più diversi:immobiliari, politici in senso stretto e clientelari. L’amministrazione si è impegnata a fondo per dare un’idea di città nuova, più vivibile, più serena, più sicura ma gli interessi premono e chiedono a gran voce che tutto resti ingessato e che, senza una programmazione trovino spazio semplicemente cemento e traffico. Trovo incomprensibile l’atteggiamento dell’opposizione che utilizza tattiche dilatorie solamente perché non ha alcuna proposta da fare, o forse non ha alcuna idea sul da farsi.
Trovo incomprensibile che il consigliere Balzi il quale giura sul giornale di rimanere leale verso sindaco e giunta, nonostante atteggiamenti e dichiarazioni che lo collocano ormai fuori dal nostro schieramento, si associ a questa operazione puramente strumentale.
Il PAT è stato approvato dal Consiglio Comunale eletto con libere e democratiche elezioni neanche due anni fa e dopo un lungo giro di consultazioni con i cittadini da parte dell’Amministrazione; detto questo penso che al di là delle linee generali ci possano e ci debbano essere ulteriori approfondimenti sui temi specifici dei quartieri e sull’impatto che le modifiche avranno sulla qualità della vita dei cittadini però senza che questi temi diventino occasione per ostruzionismo e immobilismo dettati solo dalla convinzione egoistica che i problemi personali o di lobby siano superiori alle aspettative collettive.
Dopo super Zocca, rara specie di alieno extraterrestre, atterrato a Vicenza nell’aprile del 2008 e auto proclamatosi difensore degli oppressi dalle vessazioni dell’amministrazione il quale già qualche giorno dopo le elezioni chiedeva come mai tutte le strade non erano asfaltate a nuovo, come mai tutti i parchi non erano sistemati e ripuliti soprattutto dagli immigrati, come mai il ponte di debba non era ancora stato rimesso a nuovo ecc.ecc., si unirà super Balzi? Una nuova coppia di paladini del cittadino è all’orizzonte? Come Batman e Robin accorreranno ad ogni evenienza e ad ogni richiesta?
La classe dirigente di questa città e di questo paese ha bisogno di persone serie e non di super uomini alla Bertolaso.
Franco Zanella
Il circolo del centro storico, sulla vicenda di Via Padova a Milano, si esprime con il seguente comunicato:
In seguito alle tragiche vicende di Via Padova a Milano dove è esplosa una guerriglia urbana tra bande di immigrati vogliamo cogliere l’occasione per sottolineare tutta la differenza tra le politiche migratorie compiute dalla destra rispetto e ciò che ha fatto il Partito Democratico a Vicenza. Facciamo un solo esempio. Via Napoli era fino ad un anno fa luogo di spaccio e di schiamazzi notturni ed è diventata, secondo gli stessi residenti, un posto sicuro e tranquillo. E’ bastato far rispettare le ordinanze di apertura e gestione dei bar, in sostanza occupandosi del tema. La destra, dal 1998 al 2008 al governo di Vicenza ha solo parlato dei problemi causati dall’immigrazione, usandoli per prendere voti e, come in tutto il resto del Paese, non ha sviluppato alcuna politica di integrazione. Il Pd, in un epoca di crisi economica e con poche risorse, ha risolto uno dei problemi maggiori legati alla mancata integrazione. Forse a Milano servirebbe la politica sulla sicurezza fatta dal PD nel Comune di Vicenza?
Enrico Peroni
Coordinatore del Circolo Centro Storico PD Vicenza
Ma si dovrà pur iniziare in qualche modo.