Questa, che il ministro Tremonti chiama decreto legge, é una manovra di bilancio che é stata chiesta dall’Europa a quei paesi che hanno una spesa pubblica eccessiva rispetto alla ricchezza prodotta. L’italia é uno di questi. Queste righe , quindi, dovrebbero servire non per capire se l’operazione sia opportuna o meno, ma se sia stata realizzata nel modo più equilibrato ed equo. Si vuol dire subito che, pur trattandosi di diminuire la spesa pubblica, circoscrivere i prelievi e blocchi degli aumenti ai soli dipendenti pubblici, non é stata una cosa giusta. Nei momenti in cui un paese ha problemi di bilancio tutti dovrebbero collaborare indipendentemente dal settore nel quale prestano la loro opera. Salvare molte categorie private che, aldilà delle loro dichiarazioni dei redditi alquanto contenute, dovrebbero contare su entrate più sostanziose di un dipendente privato o pubblico, non é una decisione condivisibile. Inoltre il governo ha effettuato un intervento ” orizzontale” senza, cioè, tenere conto di alcune specificità. E pur vero che i dipendenti statali, in questi ultimi anni, hanno ottenuto aumenti maggiori dell’inflazione, malo é altrettanto che nel caso degli insegnanti gli scatti sono già preventivati senza alcun rapporto con l’inflazione, con la conseguenza che il blocco degli stessi nuocerà loro in modo sensibile. Dopo anni di contumelie a Visco che aveva inserito nella finanziaria del governo Prodi la tracciabilità del contante e la fattura telematica per combattere l’evasione, questo principio é stato ripreso da Tremonti nel suo decreto di cui sopra. Anche in questo caso le cose, ad opinione di chi scrive, non sono state fatte bene.
Il limite dei pagamenti in contanti fino a 5000 euro consente infatti di lasciare nella nebbia tutti quei pagamenti relativi ai lavori di idraulica, falegnameria, elettrici ed edilizi che sono comuni in quasi tutte le case e quelli per i lavori di officine, elettrauto e carrozzerie. Questi sono solo alcuni dei tanti esempi che si potrebbero portare, in particolare, quelli sui servizi professionali. Se i 100euro di Visco erano forse un limite un pò basso, i 5000 di Tremonti lo sono in senso contrario In conclusione la manovra serve o no? Certo, lo fa nel senso di rallentare la spesa corrente dello Stato, ma con non molta discriminazione nei riguardi delle categorie interessate. Poi vengono gli altri problemi critici che sono sostanzialmente quelli del lavoro, del Pil ( ciò che il paese produce) e dell’evasione. Su questi temi, la manovra non incide, e il governo dovrà mettersialacremente al lavoro per dare una svolta efficace a tutte queste sofferenze che non consentono al nostro paese di progredire almeno come gli altri partners europei.
Adriano Verlato
Il sotto segretario Gianni Letta ha annunciato grandi sacrifici per il popolo italiano al fine di evitare il ‘rischio Grecia’. Il ministro Tremonti si è messo al lavoro ed ha partorito la manovra da 24 mld di euro che sicuramente, anche se non ufficialmente, lieviteranno a 25-26 nel coso dei vari passaggi parlamentari. Già iniziano a trasparire gli aumenti nascosti come le tariffe autostradali, poi probabilmente seguiranno l’aumento del prezzo delle sigarette, l’aumento delle marche da bollo ed altro di cui nessuno parlerà, secondo la peggior tradizione delle manovre estive. Manovra iniqua perchè va a trovare i soldi dove è più facile, più comodo cioè nei redditti medio-bassi con il blocco degli stipendi nel pubblico impiego (tra i più bassi d’Europa, se non i più bassi), innalzamento dell’età pensionabile per le donne, spostamento delle finestre di uscita per chi deve andare in pensione dopo una vita di lavoro.
Ormai neanche il presidente del consiglio recita più il vecchio adagio ‘non abbiamo messo le mani nelle tasche degli italiani’ e si limita a dire che non sono state aumentate le tasse; il solo Gasparri continua con il vecchio ritornello, ma si sa che a lui le cose bisogna spiegarle centinaia di volta prima che gli entrino nella testa. A proposito del presidente del consiglio, se ne erano perse le tracce per alcuni giorni; si era rinchiuso tutto imbronciato nei suoi palazzi probabilmente sotto shock perchè si sa che a forza di raccontare balle si finisce per credere a ciò che si racconta. Penso che riuscisse proprio a capacitarsi dell’esistenza della crisi sempre negata e che abbia dovuto ricorrere all’aiuto di qualcuno per rendersi finalmente conto della realtà e tornare non tanto sorridente a raccontare favole a cui non credono neanche i bambini. Nessuna riduzione delle tasse si affannano a ripetere i vari portaordini del cavaliere ma come si tradurranno i continui tagli di risorse agli enti locali se non in un necessario e speriamo equo aumento dei tributi locali o in alternativa il taglio dei servizi essenziali alla persona che graveranno ovviamente sui più poveri; già è stato aumentata percentuale di invalidità per percepire l’assegno di accompagnamento.
In questa manovra non c’è nessun provvedimento teso a far pagare realmente chi ha di più; è stato abbassato a 5000 euro il tetto massimo dei pagamenti in contanti sbandierandolo come grande lotta all’evasione; questa misura era stata introdotta dal governo di centro-sinistra con il Ministro Visco che era stato accusato dall’attuale presidente del consiglio di voler introdurre uno stato di polizia nel rapporto tra fisco e cittadini. Sono convinto che questa operazione, seppur molto meno impattante di quella prevista da Visco nel passato, sarà ulteriormente ridotta, se non sparirà del tutto nei vari passaggi parlamentari; la lobby degli evasori è molto forte.
Nel documento del ministro-robin hood (ve lo ricordate ?) non c’è traccia di provvedimenti atti a collpier e limitare la speculazione sui titoli di stato come si apprestano a fare altri paesi, Stati Uniti e Germania in testa. Naturalmente non pervenuta l’opportunità di portare la tassazione delle rendite finanziarie, stock option in testa, al livello degli altri paesi europei, in compenso è introdotto in modo mascherato un nuovo condono edilizio che, come gli altri porterà solo spiccioli, e consentirà ai disonesti di insistere nella cementificazione del paese. Manovra populista perchè mette sotto gli occhi lo specchietto per le allodole dei minimi tagli ai redditi di ministri e parlamentari, ammesso che poi vengano fatti, senza affrontare i tagli della politica che sono ben altri, dalla moltiplicazione delle poltrone dei vari Cda, alla nessuna trasparenza sulle spese, ordinanze della protezione civile in testa e molti altri ancora. Manovra poco o per nulla efficace perchè non c’è traccia di alcun provvedimento atto a rimettere in moto l’economia stagnante che si tradurrà in ulteriore disoccupazione e precariato; sempre più imprese andranno in sofferenza e sempre più lavoratori saranno costretti ad accettare condizioni peggiorative rispetto al passato. Concludo con l’auspicio che il Partito Democratico metta immediatamente in moto i propri economisti per predisporre una manovra che, restando nell’ambito del saldo indicato dal ministero dell’economia, che sia veramente alternativa a quella del governo e che su questa si possa trovare una convergenza tra le forze politiche di opposizione in Parlamento e nel Paese.
Franco Zanella
Questo titolo di una grande inchiesta dell’Espresso, avevo i calzoni corti o quasi, mi torna spesso alla mente quando leggo sui quotidiani casi di corruzione che accadono in continuazione nel paese, senza alcuna pausa.
La mia associazione ” Vicenza Riformista” ha sempre avuto una particolare sensibilità nei riguardi di questo argomento. Nel 2009 abbiamo anche organizzato un convegno a Villa Cordellina di Montecchio (ospitati con particolare cortesia dalla Provincia di Vicenza) con una serie di relatori che rappresentavano i vari punti di vista di alcuni operatori di giustizia – penale , amministrativa e contabile- Tolettini del GdV, il presidente della Provincia Sneck, Roberto Travaglini di Assindustria,il tutto coordinato dal chairman Ubaldo Alifuoco ( dimenticavo il mio amico Antonio Baldo che introduceva i vari oratori). L’interesse per l’iniziativa é stato notevole, tale da farci prevedere per i prossimi mesi, un’ulteriore manifestazione sull’argomento con ottica più politico -morale.
Ed ora veniamo ai casi di questi giorni. Molti nostri concittadini avranno letto, sulla Tv se ne é parlato molto meno, che un ministro della Repubblica , un generale della Guardia di Finanza , il figlio di un ex ministroe quello dell’ex presidente nazionale dei Lavori pubblici sembrerebbero implicati per aver ricevuto fondi in nero da un imprenditore inquisitodalla procura di Firenze. Sappiamo tutti che vi é sempre la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Tuttavia, le ammissioni esplicite di alcune persone di fiducia dell’imprenditore Anemone, di avere versato al ministro, e ad altri, pacchetti di assegni circolari non giustificati da alcun rapporto ufficiale, fanno intravedere una situazione allarmante. Altrettanto stridenti sono le immediate difese prese dai colleghi della parte politica del Ministro che non hanno tenuto in alcun conto l’evidenza e la non giustificabilità di alcuni passaggi di denaro. Non meno lo sono stati i silenzi e il disinteresse di molta parte del paese. Io penso che richiedere alla magistratura tempi velocissimi nell’istruttoria, vista la peculiarità dei soggetti in causa, e a questi ultimi una autospensione temporanea dai loro incarichi, non abbia alcuna re-
lazione con il giustizialismo, ma sia semplicemente una questione di opportunità e buongusto. Abbiamo visto, e non si é ancora saputo tutto, lo scandalo degli appalti con la Protezione Civile , si continua ora con queste dazioni a Ministri & co che vedono implicate e collegate persone di entrambi i casi. Si tratterebbe di un melting-pot di corruzione che ha la sua testa a Roma, ma che si ramifica in tutte le parti della nostra Italia.
Dove potrà mai andare un paese nel quale, dietro quasi tutti gli affari di una certa importanza, c’é una violazione della legge, pastette, raccomandazioni, privilegi, pagamenti in tutti i colori. Se, per ipotesi, i casi di cui sopra vedessero conferme in sentenze della magistratura, vi immaginate, oltre a quello che emerge per certi fatti, cosa si potrebbe ipotizzare sia accaduto in tutti gli anni in cui le importanti persone coinvolte hanno avuto posizioni di preminenza?
Il nostro paese ha bisogno di lavoro, di giustizia , di sanità di buona scuola e di buona amministrazione, ma tutto questo non sarà sufficiente se il nostro senso morale privato e pubblico non cambierà radicalmente e non sarà parte essenziale di ogni nostra azione.
Adriano Verlato
La sindaco leghista di Breganze in provincia di Vicenza ha scritto su faebook che i giovani leghisti sono ‘più nera dei neri’. Ora è partita la corsa alla giustificazione; nell’ordine : è solo una gogliardata non immaginava che alcune innocenti frasi fossero riprese in fretta; è giovane e non ha ancora capito che, a causa della carica che ricopre, non le è permesso di fare battute, ecc.ecc.
La più bella che ho sentito è stata : hanno violato la sua privacy; veramente eccezionale, potremmo fare un decreto per chiudere facebook che viola la privacy dei personaggi politici. Analoghe reazioni hanno suscitato nel passato dichiarazioni simili o peggiori di esponenti leghisti ben più altolocati della povera sindaco di Breganze.
Ricorderete tutti l’invito di Bossi ad usare il tricolore come carta igienica o la dichiarazione di aver migliaia di camicie verdi bergamasche armate pronte a marciare a valle pre prendersi anche con la forza i loro diritti; per non parlare dell’alpino sindaco di Treviso Gentilin che teorizzava l’utilizzo degli extra comunitari come leprotti per addestrare i cacciatori, o l’attuale ministro della semplificazione Calderoli che ha scatenato un incidente diplomatico con la Libia, cosa che causò anche delle vittime, quando fece sfoggio in TV della famosa maglietta contro Maometto o i tram stile apartheid di Salvini a Milano.
Quisquiglie, direbbe il Principe della risata, innocenti ragazzate; qualcuno, che accredita i leghisti di un intelligenza sopraffina, arrivò a definirle metafore per esprimere il disagio della gente a cui la lega è vicina.
Ricorderete anche il video di qualche tempo fa nel quale il ‘buon Borghezio’ istruiva i neo fascisti francesi ad infiltrarsi nei movimenti autonomisti, ultima frontiera del malcontento popolare, per istillare i valori del fascismo più becero.
Io credo che sia arrivato il momento di smettere questo atteggiamento di benevolenza verso questi personaggi che si professano dalla parte della gente ma che tengono soltanto alta la bandiera dell’intolleranza e della paura.
IL regime del XXIº secolo non avrà bisogno di far girare le squadracce con manganello e olio di ricino; esso si reggerà sul perenne stato di tensione tra i poveri; alcuni saranno emarginati altri saranno lusingati, taluni saranno perseguitati in nome del rispetto delle regole, gli altri saranno contenti di aver qualcuno che ‘finalmente fa rispettare le regole’ e accetteranno di buon grado che qualcuno dica loro come pensare e cosa fare.
Molti si accontenteranno delle briciole che cadranno dal banchetto dei ricchi e privilegiati e lotteranno per accaparrarsene qualcuna in più senza guardare la tavola imbandita.
E’ arrivato il tempo di avere un sussulto di orgoglio, di denunciare questo regime strisciante che la lega sta attuando, di aumentare la vigilanza e la denuncia; è tempo di tornare a parlare con le persone, di fare cultura di diffondere un’idea anche se può apparire minoritaria.
Non facciamoci infinocchiare dai ‘bravi amministratori leghisti’, da questo che è meno peggio dell’altro, ritroviamo unità di intenti per fermare lo scempio che stanno facendo del paese.
Franco Zanella
La bufera che si é abbattuta sul centrodestra mi porta ad alcune considerazioni che vorrei condividere con i lettori del Corriere Veneto. Nonostante il mio cuore batta per il centrosinistra mi guarderò bene dall’ usare toni sopra le righe e limiterò le mie osservazioni ad una semplice analisi dei fatti. Il presidente della Camera, cofondatore del Pdl ( partito della libertà), lamenta una scarsa democrazia interna al partito, mentre il presidente del Consiglio, nonostante una forte maggioranza di voti alla Camera e al Senato, ritiene che i poteri dell’esecutivo siano troppo limitati. Quì non si tratta di avere maggior simpatia per Fini o Berlusconi; l’unica discriminante é se essere più o meno democratici. E la risposta é ovvia. Riformare le funzioni e il ruolo del governo, il Parlamento nel numero dei deputati e nei regolamenti, parti della Costituzione, il Csm, la Giustizia, sono cose possibili purché siano realizzate nell’ottica costituzionale dei pesi e contrappesi. A dire che ogni potere non sia assoluto bensì soggetto a controlli di altre istituzioni. Noi siamo in una democrazia parlamentare e il premier, ad esempio, proporrebbe che alla Camera votassero solo i capigruppo. Cosa costituzionalmente orripilante. Vorrebbe dire che i parlamentari, già indeboliti nella loro funzione da ordini di scuderia ( peso dei capigruppo), diventerebbero tout court inutili comparse. L’ottica del premier sugli argomenti giustizia, stampa, poteri dell’esecutivo e altro, é del tutto soggettiva e tenderebbe ad adattare ogni decisione alle sue necessità personali. A tutte queste cose Fini si oppone con forza e non si può dire non ab- bia ragione. Mi diceva un iscritto ad An, ora funzionario in un ministero, che molti del suo partito pativano da anni il dover appoggiare le richieste del premier sulle leggi ad personam e che, oramai, la misura era, già allora, colma. A parte l’esame dei fatti che porta ad un unico giudizio, mi sembra particolarmente significativo il comportamento del presidente Fini che, potendosene stare comodamente seduto sul suo alto scranno, senza problemi, decide di passare il Rubicone e dire quello che molti nel suo partito pensano, ma non hanno il coraggio di palesare. La diretta televisiva di ieri con i suoi toni accesi ha dimostrato, non solo che il contrasto personale é insanabile, ma che il premier vuole essere leader e padrone del partito. Questa seconda situazione, anche se molti glielo consentono, non dovrebbe mai esistere perché anti-democratica al massimo. E Berlusconi, la posizione di ” legibus solutus”, la vorrebbe far valere pure nei riguardi del paese tutto. A me pare , al di là dei risvolti personali, che una concezione così ra- dicalmente diversa dei rapporti tra i poteri dello Stato e della politica nella sua essenza e nel suo svilupparsi, difficilmente potrà trovare una composizione ragionata. Gli animal spirits del premier che non accetta posizioni intellettuali autonome all’interno del ’suo’ Pdl, lo porteranno a voler eradicare ogni mala ( secondo lui) erba dal suo giardino.
Lo ha fatto con Casini con cui i rappporti non erano mai arrivati a questo punto, figuriamoci cosa non architetterà con Fini che gli si é opposto così platealmente. Una cosa é certa. Negli anni a venire quando i libri di storia potranno raccontare il ventennio Berlusconi, Fini avrà un posto di riguardo come colui che ha avuto il coraggio di porre al presidente del Consiglio questioni etiche, politiche e istituzionali che nessun altro nel Pdl aveva mai osato porgli.
Adriano Verlato
Ho letto, come sempre, gli interventi del prof Curi su Pd e dintorni, dopo le regionali, e i punti di vista del dott Zoso sempre sull’argomento. A queste voci vorrei aggiungere la mia per alcune osservazioni. Non credo che l’attuale segreteria regionale abbia pesato negativamente, più di tanto, sul risultato delle urne. C’é comunque una certa gracilità politica in alcuni suoi componenti, gracilità che nei prossimi tre anni di preparazione alle politiche, con i delicati ma essenziali problemi di alleanze, potrebbe non essere all’altezza del compito. Confesso che comprendo, in parte, l’idea di ineluttabilità del risultato come espresso da Giuliano Zoso. Naturalmente non si può non dar ragione anche ad Umberto Curi quando parla di una carente linea politico- culturale del Pd a che se non dobbiamo dimenticare che una linea innovativa era stata chiaramente espressa da Veltroni al momento della sua elezione alla segretaria. Linea che era stata premiata da un 34,1% di voti e che, chi scrive e tanti altri, considerarono di ottimo livello. Al raggiungimento di quel risultato, avendo noi comunque perso le elezioni, moltissimi si scagliarono contro Veltroni, dentro e fuori il partito, con conseguente inizio del solito fuoco amico e come finì é a tutti noto. Qualcuno disse che il Valter era troppo gentile ed educato e che con quell’ avversario ci voleva un’altra grinta. E anche possibile, ma non mi si venga a dire che un progetto cilturale e politico ben preciso non fosse nel programma del nostro. Sinistra laica e liberale, trasparenza, primarie aperte a tutti, rivalutazione profonda del rapporto con gli elettori, rapporto con gli avversari e tante altre cose che avrebbero fatto del Pd quel soggetto politico nuovo e moderno che tutti avremmo voluto e non quello che vediamo ora arrancare causa tutte le aderenze Ds e Margherita che lo appesantiscono. Quì nel Veneto il discorso presenta delle peculiarità. E pur vero che la Lega lavora tra la gente, ma lo é altrettanto che anche altri partiti lo fanno. Ciò che caratterizza la Lega é un linguaggio elementare, con immagini colorite e toni vibranti che cadono su un terreno elettorale veneto molto ricettivo: noi lavoriamo e Roma ci succhia il sangue; gli stranieri ci portano via il lavoro, le nostre case non sono più sicure e così via.
Fino a 50 anni fa c’era solo la campagna e qualche fabbrica. Ora la popolazione si é inurbata, sono nate le partite Iva, si é sviluppato un artigianato anche tecnico , ma la sensibilità sociale non é aumentata proporzionalmente. Ecco, il linguaggio della Lega é in armonia con questo sentire. Cosa potremmo mai dire noi, pensando quello che pensiamo, per entrare nelle teste e nei cuori di queste persone? Per concludere penso che il Pd dovrebbe incentrare il suo lavoro politico culturale cercando di far capire all’elettorato di cui sopra che é normale che, chi più ha, più dia, che la multietnicità, con le dovute regole, é una ricchezza, che un cittadino straniero, anche senza lavoro, ha diritto di essere curato e che i furti nelle case c’erano anche prima dell’arrivo degli albanesi. Nessuno sembra ricordare che ai primi del novecento milioni di italiani emigrarono in varie parti del mondo e che, chi era arrivato prima di loro, li considerava feccia umana. Ora però negli Usa, in Argentina e in Brasile le seconde e terze generazioni di italiani ricoprono posti anche di grande responsabilità pubblica e privata.
Adriano Verlato
Argomento attuale e che merita di essere approfondito. Ecco alcuni articoli e documenti che trattano la questione:
Chiunque voglia segnalare altri contributi sul tema o esporre la propria idea in merito può utilizzare lo spazio dei commenti.
Sono un credente imperfetto. Sono uno che ritiene la figura di
Gesù sia stata una cosa straordinaria nell’epoca in cui ha dispiegato la
sua dottrina; un’epoca in cui la vita valeva meno di nulla e le ingiusti-
zie erano pane quotidiano. Il messaggio di Gesù, per quei tempi, ma
anche per questi che stiamo attraversando, era di una visione così
forte e rivoluzionaria da non poterla razionalmente contrastare.
Quello che ci hanno, poi, costruito sopra gli uomini nei secoli successivi
è tutt’altra cosa.
Ho, naturalmente, rispetto per la Chiesa anche se, non poche volte,
dissento dalla sue decisioni. L’ultima volta, in cui questo é avvenuto,
risale ad un paio di giorni fa. Il cardinale Bagnasco, capo dei vescovi
italiani, in un suo intervento al Consiglio permanente della CEI, tra le
varie cose ribadiva i cosiddetti ” valori non negoziabili” ai quali la ge-
rarchia cattolica guarda per il rinnovo dei consigli regionali.
In particolare si riferiva all’aborto e tutto lasciava supporre che volesse
condannare le prese di posizione di alcuni candidati alle presidenze
regionali che si erano espressi favorevolmente nei riguardi della pillo-
la abortiva Ru486.
Ora dico la mia modesta opinione. L’aborto é una brutta cosa. Lo é
per se stesso e anche per le donne che devono o vogliono sottoporvisi.
Ricordiamoci, tuttavia, che prima della legge in materia si sono avuti
molti decessi per interventi fatti al di fuori delle strutture sanitarie.
E chi pagava il conto erano quelle povere creature che , per varie
ragioni, non potevano concludere la gravidanza.
Se ora ci sono dei prodotti che consentono di interrompere la gravi-
danza in modo incruento per la donna, mi sembra corretto essere
a favore del loro uso.
Non mi si venga a dire che favorire l’uso della Ru486 significa essere
pro aborto. Trattasi di una stupidaggine che ogni persona dotata di
normale raziocinio è in grado di capire.
Nonostante questo la Chiesa , a mio avviso scorrettamente, entra
a piedi giunti sulla campagna elettorale e tenta di influire sul voto dei
cittadini cattolici che dovrebbero essere in grado, avendo sotto gli
occhi gli elementi per decidere, di sapere a chi è giusto dare il voto.
Purtroppo questo, sovente, non accade.
E si smetta di dire che sono bravi cattolici quelli che aderiscono
ai desiderata della Chiesa. Tutti sanno che la maggior parte delle
adesioni sono strumentali e che quello che interessa sono solo
i loro voti.
Inoltre, Eminenza, se andiamo ad esaminare i comportamenti pri-
vati e pubblici di tante persone che, in base al criterio della pillola,
dovrebbero essere votati, non le sembra che la sua esortazione sarebbe fuori luogo?
Un’ultima considerazione. Se durante un conclave o una sessione
di nomine cardinalizie un presidente del consiglio dello Stato Italia-
no suggerisse, agli aventi diritto di voto, quale porporato non votare
oppure quale prelato non elevare al rango cardinalizio, cosa succe-
derebbe? Come minimo le guardie papali andrebbero a porre l’as-
sedio a Palazzo Chigi.
Adriano Verlato