Ogni tanto quando la situazione politica mi sembra sempre più ingarbugliata e, per certi versi, preoccupante mi piace ritrovare un po’ di serenità rileggendo passi di opere giuridico-politiche che hanno segnato tutta la civiltà moderna.
Mi riferisco, in questo caso, ad un’opera di Montesquieu del 1748 intitolata ” Lo spirito delle leggi”. Questo trattato si occupa di tante cose tra le quali la distinzione tra le norme costituzionali e le leggi ordinarie e la separazione dei poteri ( con lontane origini nella storia costituzionale inglese).
Questo fondamentale principio troverà eccellente dimora nell’art.16 della ” Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” del 1789. ’ Ogni società nella quale non sia assicurata la garanzia dei diritti né stabilita la separazione dei poteri è priva di Costituzione’ Da quel momento Costituzione e separazione dei poteri diventano sinonimi.
Per chiarire meglio è necessario ricordare alcune cose.
Montesquieu introduce nella politica la distinzione tra dispotismo e regimi moderati. Il primo viene definito come quell’assetto del potere pubblico in cui un solo soggetto concentra nelle proprie mani tutti e tre i poteri dello Stato. Quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario. Il regime moderato consiste, invece, per il nostro, nella creazione di un corpo indipendente al quale è affidato il compito dell’applica- zione delle leggi.
L’indipendenza della magistratura, prevista dall’art 104 della nostra Costituzione del 1948, rappresenta proprio un punto fermo per ogni governo che non voglia essere definito’ dispotico’. Tale dottrina esposta nel capitolo dello Spirito delle leggi e riferito alla Costituzione Inglese, è diventata una delle fonti più importanti del costituzionalismo moderno.
Lo scopo di queste righe non è certo quello di usurpare le competenze accademiche dei costituzionalisti ma solo di fare il punto sulla situazione in cui ci troviamo, oggi, nel nostro paese. Il potere legislativo, stante la schiacciante maggioranza alle Camere da parte della destra e l’uso estremamente disinvolto, per usare un eufemismo, dei decreti legge da parte del governo, è nelle mani del premier Berlusconi.
Il potere esecutivo è pure interamente nella disponibilità di Pdl e Lega e anche su questo penso non vi siano dubbi. Resta da esaminare il potere giudiziario. Tutti sanno che da qualche anno, le motivazioni non vale nemmeno la pena ricordarle, il presidente Berlusconi vuole indefessamente separare la magistratura requirente da quella giudicante, vuole cioè indebolire l’autonomia dei pubblici ministeri mettendoli sotto il controllo dell’esecutivo, cioè del governo, cioè suo. Per ovvi motivi di spazio devo semplificare molto ma nella sostanza le cose stanno così.
E allora se due poteri dello Stato sono già acquisiti e il terzo è sotto aggresssione continua, come stiamo quanto a dispotismo?
Non è che tutti noi cittadini dobbiamo vigilare e partecipare più di quanto si sia fatto finora? A mio avviso c’é un ulteriore fatto che ci deve preoccupare molto ed è la situazione in cui si verrà a trovare, tra breve, il quarto potere di uno Statodemocratico che è la Stampa. Se noi sappiamo, come è vero, che il 70% dei cittadini si fa un’opinione attraverso i Tg e la televisone in genere, e sappiamo altresì che direttamente o indirettamente una persona controlla quasi tutto il settore televisivo, quale tipo di informazione politica avranno mai gli italiani?
Se i giornali non potranno parlare, ad esempio, delle persone indagate, dei reati loro ascritti e fornire tutte quelle notizie ai lettori che, pur non essendoci una sentenza definitiva, aiutano ad avere un’idea di quello che accade, cosa succederà con la durata dei processi che è, inaccettabilmente, lunga? Nessuno saprà più , a sentenze passate in giudicato, per quale reato quella certa persona era stata indagata. Senza contare le prescrizioni che, con la riduzione dei tempi effettuate dai governi Berlusconi, sono sempre più utilizzate.
Certo, i giornali a volte sono troppo pettegoli, ma la loro funzione sulla pubblica opinione è fondamentale sotto ogni punto di vista. Cerchiamo di non accettare supinamente che venga loro tolta la funzione per la quale sono nati.
Adriano Verlato



