Non possiamo partecipare alla conferenza delle donne, ci saremmo venute volentieri per proporre a voi una riflessione sull’opportunità, sull’utilità di allargare questo tipo di confronto sui temi delle politiche di genere a tutti i componenti del partito, donne e uomini insieme finalmente.
Il 2007 era l’anno europeo delle pari opportunità. Il 2007 ha visto nascere il partito democratico. Una interessante coincidenza, per un partito deputato ad essere il luogo delle pari opportunità. L’incontro di grandi culture democratiche, insieme per dare finalmente vita ad un pensiero politico più ampio e lungimirante capace di rimettere al centro l’individuo, i suoi diritti. A distanza di qualche anno, alcune aspettative sono state deluse e siamo ancora qui a parlare di quote e di opportunità in una conferenza delle donne, che nel metodo e nel linguaggio non è cambiata affatto rispetto al passato.
Viviamo un’epoca difficile. La crisi economica ci angoscia e il futuro è
incerto, l’iniquità sociale, le differenze oggi si moltiplicano, si allunga la distanza fra chi sta meglio e chi sta peggio. Non solo nel nostro paese. E’ stato l’anno delle ribellioni, di grandi movimenti di popolo in tanti paesi
del mondo. L’anno dell’indignazione, che ha fatto scendere in piazza giovani, donne, uomini, insieme a rivendicare il diritto di essere i protagonisti del proprio futuro. Improvvisamente tanti uomini e tante donne hanno deciso di non delegare più, ma di voler in qualche modo governare il proprio destino.
Questo per dire che dobbiamo trovare un modo nuovo e più efficace di lottare contro le disuguaglianze di comportamenti e di opportunità, contro le discriminazioni.
Non si esce da questo triste periodo se non si promuove una vera cultura della difesa dei diritti delle persone, se non rimettiamo davvero al centro l’individuo, le sue aspirazioni, le sue libertà.
Dovere di tutti è muovere le coscienze, è l’urgenza più vera.
La nostra situazione economica e sociale è frutto non solo dell’inadeguatezza di una classe dirigente, ma pure di un paese che ha consentito senza reagire con sufficiente determinazione che la politica degli interessi privati occupasse tutti gli spazi pubblici e privati della vita delle persone.
Tutti oggi siamo chiamati ad una responsabilità che è individuale e collettiva, per dare un impulso vero al cambiamento.
Soprattutto per chi è più debole, per le future generazioni.
E’ il momento di avere uno sguardo ampio sul mondo, perché oggi le discriminazioni sono davvero tante, non riguardano solo le donne, ma molti altri soggetti deboli, gli immigrati, quelli che perdono il lavoro, i giovani che non vedono riconosciuti merito e professionalità, coloro che non godono di pari dignità per scelte individuali, orientamento sessuale, credo religioso.
Specialmente la politica, abbandoni i vecchi riti, le posizioni di rendita, il linguaggio vuoto che sembra cambiare tutto e non cambia mai nulla. Oggi è necessario che tutti si facciano carico delle politiche dei diritti. Non le donne per le donne, nei luoghi chiusi, dove si delega comunque alle donne di ragionare di se stesse e di agire sempre da minoranza. Non conferenze della donne, ma conferenze programmatiche aperte, a tutti, dove le idee si incontrano, si confrontano, dove le responsabilità siano collettive davvero. Nessuno ora, specialmente all’interno di un partito può essere esonerato da farsi carico di combattere discriminazioni e disuguaglianze, in qualsiasi direzione vadano.
E’ questo il significato profondo delle semplici parole “se non ora, quando?”, che tanto entusiasmo hanno mosso, non solo nelle donne.
Muoviamo le coscienze, condividiamo i problemi, combattiamo per vedere riconosciuti davvero i diritti, in questa società così arroccata sui privilegi di pochi e le difficoltà di molti.
Diamo a tutti la responsabilità del cambiamento.
Zeila Biondi
Sussana Pinna





