Sono un credente imperfetto. Sono uno che ritiene la figura di
Gesù sia stata una cosa straordinaria nell’epoca in cui ha dispiegato la
sua dottrina; un’epoca in cui la vita valeva meno di nulla e le ingiusti-
zie erano pane quotidiano. Il messaggio di Gesù, per quei tempi, ma
anche per questi che stiamo attraversando, era di una visione così
forte e rivoluzionaria da non poterla razionalmente contrastare.
Quello che ci hanno, poi, costruito sopra gli uomini nei secoli successivi
è tutt’altra cosa.
Ho, naturalmente, rispetto per la Chiesa anche se, non poche volte,
dissento dalla sue decisioni. L’ultima volta, in cui questo é avvenuto,
risale ad un paio di giorni fa. Il cardinale Bagnasco, capo dei vescovi
italiani, in un suo intervento al Consiglio permanente della CEI, tra le
varie cose ribadiva i cosiddetti ” valori non negoziabili” ai quali la ge-
rarchia cattolica guarda per il rinnovo dei consigli regionali.
In particolare si riferiva all’aborto e tutto lasciava supporre che volesse
condannare le prese di posizione di alcuni candidati alle presidenze
regionali che si erano espressi favorevolmente nei riguardi della pillo-
la abortiva Ru486.
Ora dico la mia modesta opinione. L’aborto é una brutta cosa. Lo é
per se stesso e anche per le donne che devono o vogliono sottoporvisi.
Ricordiamoci, tuttavia, che prima della legge in materia si sono avuti
molti decessi per interventi fatti al di fuori delle strutture sanitarie.
E chi pagava il conto erano quelle povere creature che , per varie
ragioni, non potevano concludere la gravidanza.
Se ora ci sono dei prodotti che consentono di interrompere la gravi-
danza in modo incruento per la donna, mi sembra corretto essere
a favore del loro uso.
Non mi si venga a dire che favorire l’uso della Ru486 significa essere
pro aborto. Trattasi di una stupidaggine che ogni persona dotata di
normale raziocinio è in grado di capire.
Nonostante questo la Chiesa , a mio avviso scorrettamente, entra
a piedi giunti sulla campagna elettorale e tenta di influire sul voto dei
cittadini cattolici che dovrebbero essere in grado, avendo sotto gli
occhi gli elementi per decidere, di sapere a chi è giusto dare il voto.
Purtroppo questo, sovente, non accade.
E si smetta di dire che sono bravi cattolici quelli che aderiscono
ai desiderata della Chiesa. Tutti sanno che la maggior parte delle
adesioni sono strumentali e che quello che interessa sono solo
i loro voti.
Inoltre, Eminenza, se andiamo ad esaminare i comportamenti pri-
vati e pubblici di tante persone che, in base al criterio della pillola,
dovrebbero essere votati, non le sembra che la sua esortazione sarebbe fuori luogo?
Un’ultima considerazione. Se durante un conclave o una sessione
di nomine cardinalizie un presidente del consiglio dello Stato Italia-
no suggerisse, agli aventi diritto di voto, quale porporato non votare
oppure quale prelato non elevare al rango cardinalizio, cosa succe-
derebbe? Come minimo le guardie papali andrebbero a porre l’as-
sedio a Palazzo Chigi.


Adriano Verlato