Matteo Quero, consigliere provinciale del Partito Democratico, ritorna sulla
situazione che si è venuta a determinare in Consiglio Provinciale, con un voto
sulle osservazioni relative al percorso della Pedemontana giunto fuori tempo
massimo, quando il Commissario Vernizzi ha già iniziato a presentare un
progetto “definitivo” ai Sindaci dei Comuni interessati.

“Il compito della politica è agire con concretezza nell’interesse del popolo e
del territorio che rappresenta. Ma cosa se ne fanno i cittadini di una politica
che discute cosa scegliere quando i dibattiti sono già stati sospesi e le
decisioni sono già state prese? Quello offerto dalla giunta Scheck è un esempio
penoso di inconcludenza, tanto più grave in tempi in cui tutti, famiglie e
imprese, reclamano rapidità di scelte e decisioni”.

“In un’impresa, un amministratore delegato che chiude il recinto quando i buoi
sono già scappati verrebbe immediatamente sostituito. Il Consiglio provinciale
di Vicenza, invece, continua a subire una manfrina tanto insopportabile quanto
surreale. E il caso della Pedemontana non è nemmeno il primo. La Provincia
doveva pronunciarsi sulla questione Cis? Beh, la giunta Scheck non ha trovato
nulla di meglio che aspettare, aspettare e ancora aspettare. Almeno fino a
quando il Comune di Montebello non ha ricevuto l’approvazione sul Pati dalla
Regione Veneto. Ed ecco che così su una vicenda decisiva per il territorio, la
Provincia ha lasciato che fossero altri a decidere”.

“Credo che il compito di una Provincia sia un altro: tracciare una prospettiva
per il futuro del territorio. Ma per farlo serve la concretezza del governo,
non l’inconcludenza di un Ponzio Pilato che, per giunta, arriva sempre in
ritardo”.

Luca Zaia ministro sorride in giacca e cravatta fra le spighe di grano su pagine patinate e profumatamente pagate (450.000euro di soldi pubblici) dai contribuenti. Luca Zaia candidato sorride su migliaia di manifesti con cui ha tappezzato tabelloni, fermate dei tram, stazioni, strade, ponti e qualsiasi superficie piana verticale in Veneto, formando un interminabile prato verde virtuale (il verde reale la Lega preferisce cementificarlo, vedi operazione Cis a Montebello Vicentino). Zaia ministro e candidato sorride perché è l’unico leghista nato a più di 100 chilometri da Varese ad essersi attovagliato al tavolo dei ministri a Roma, e così pensa di avere le carte in regola per guidare la Regione Veneto. ‘Prima il Veneto’ scrive ovunque (prima di ‘Prima il Veneto’ si era inventato ‘Prima i veneti’, ma gli hanno fatto notare che era un filino razzista e così ha aggiustato la mira). E intanto nel simbolo della Lega c’è stampato, anche questa volta come sempre, ‘Bossi’. Tanto per far capire chi comanda veramente, la Lega Lombarda. Un esempio? Appena il veneto ministro Zaia si è azzardato a dire ‘ni’ invece di sì al nucleare, il lombardo ministro Calderoli lo ha subito bacchettato e riportato in riga da bravo soldatino. Zaia sorride perché il suo sorriso ce lo propongono ogni giorno tutte le televisioni ed i giornali della penisola, perché lui è ministro, e se non ci vanno in televisione i ministri, chi ci deve andare. Zaia sorride perché spera che un sorriso cancelli ricordi più tristi: i suoi compagni di partito che invocano la pulizia etnica, propongono leggi per trasformare medici e infermieri in poliziotti e spie a caccia di ‘clandestini’, fanno la figura dei pagliacci nell’Europarlamento e vengono cacciati dall’aula, innalzano ampolle di acqua sacra del ‘dio po’ e si sposano con rito padano-celtico. Zaia sorride. Effettivamente alcuni comportamenti dei leghisti fanno sorridere. Gli altri, invece, fanno paura. E fanno paura “prima ai veneti”.

Matteo Quero




Ma si dovrà pur iniziare in qualche modo.