Ho letto, come sempre, gli interventi del prof Curi su Pd e dintorni, dopo le regionali, e i punti di vista del dott Zoso sempre sull’argomento. A queste voci vorrei aggiungere la mia per alcune osservazioni. Non credo che l’attuale segreteria regionale abbia pesato negativamente, più di tanto, sul risultato delle urne. C’é comunque una certa gracilità politica in alcuni suoi componenti, gracilità che nei prossimi tre anni di preparazione alle politiche, con i delicati ma essenziali problemi di alleanze, potrebbe non essere all’altezza del compito. Confesso che comprendo, in parte, l’idea di ineluttabilità del risultato come espresso da Giuliano Zoso. Naturalmente non si può non dar ragione anche ad Umberto Curi quando parla di una carente linea politico- culturale del Pd a che se non dobbiamo dimenticare che una linea innovativa era stata chiaramente espressa da Veltroni al momento della sua elezione alla segretaria. Linea che era stata premiata da un 34,1% di voti e che, chi scrive e tanti altri, considerarono di ottimo livello. Al raggiungimento di quel risultato, avendo noi comunque perso le elezioni, moltissimi si scagliarono contro Veltroni, dentro e fuori il partito, con conseguente inizio del solito fuoco amico e come finì é a tutti noto. Qualcuno disse che il Valter era troppo gentile ed educato e che con quell’ avversario ci voleva un’altra grinta. E anche possibile, ma non mi si venga a dire che un progetto cilturale e politico ben preciso non fosse nel programma del nostro. Sinistra laica e liberale, trasparenza, primarie aperte a tutti, rivalutazione profonda del rapporto con gli elettori, rapporto con gli avversari e tante altre cose che avrebbero fatto del Pd quel soggetto politico nuovo e moderno che tutti avremmo voluto e non quello che vediamo ora arrancare causa tutte le aderenze Ds e Margherita che lo appesantiscono. Quì nel Veneto il discorso presenta delle peculiarità. E pur vero che la Lega lavora tra la gente, ma lo é altrettanto che anche altri partiti lo fanno. Ciò che caratterizza la Lega é un linguaggio elementare, con immagini colorite e toni vibranti che cadono su un terreno elettorale veneto molto ricettivo: noi lavoriamo e Roma ci succhia il sangue; gli stranieri ci portano  via il lavoro, le nostre case non sono più sicure e così via.

Fino a 50 anni fa c’era solo la campagna e qualche fabbrica. Ora la popolazione si é inurbata, sono nate le partite Iva, si é sviluppato un artigianato anche tecnico , ma la sensibilità sociale non é aumentata proporzionalmente. Ecco, il linguaggio della Lega é in  armonia con questo sentire. Cosa potremmo mai dire noi, pensando quello che pensiamo, per entrare nelle teste e nei cuori di queste persone? Per concludere penso che il Pd dovrebbe incentrare il suo lavoro politico culturale cercando di far capire all’elettorato di cui sopra che é normale che, chi più ha, più dia, che la multietnicità, con le dovute regole, é una ricchezza, che un cittadino straniero, anche senza lavoro, ha diritto di essere curato e che i furti nelle case c’erano anche prima dell’arrivo degli albanesi. Nessuno sembra ricordare che ai primi del novecento milioni di italiani  emigrarono in varie parti del mondo e che, chi era arrivato prima di loro, li considerava feccia umana. Ora però negli Usa, in Argentina e in Brasile le seconde e terze generazioni di italiani ricoprono posti anche di grande responsabilità pubblica e privata.

Adriano Verlato